Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Il buio oltre la siepe
Governare male, governare peggio
La metafora della tassa sul trinciato

Non fumo; non mi si può, perciò, sospettare di interesse privato se dichiaro di essere sobbalzato quando ho letto che il governo aveva deciso di limitare la "tassa sul fumo" al solo tabacco trinciato, salvando le sigarette inizialmente comprese. Mi è sembrato un episodio ridicolo; e - come si dice - il ridicolo uccide.
Ma mi sono anche allarmato per quel che può accadere nella coscienza democratica degli italiani. Non sorprendetevi; sapete che il mio intento è concentrare l'attenzione sulle (possibili) conseguenze istituzionali del governo Monti. Non penso tanto agli effetti diretti degli atti e delle scelte del governo, bensì a quanto può derivare dalla complessiva situazione critica nella quale questo governo ha preso corpo e che lo accompagnerà fin quando resterà in vita. Penso, in particolare, ai processi che in una situazione del genere possono essere innescati e alimentati, anche da episodi e comportamenti che sembrano secondari o "periferici".
Pur tenendoci alla larga da giudizi ed espressioni roboanti usati in recenti commenti (sullo "stato di eccezione", sulla costituzionalità o meno di quanto ci passa sotto gli occhi ecc.) questa situazione non può essere definita del tutto "ordinaria" e - soprattutto - non appare tale alla gran parte delle persone. Non dimentichiamo, inoltre, che i nostri assetti istituzionali hanno bisogno da tanto tempo di opere di assestamento e consolidamento; e che quelle opere non sono state - ahimè - neppure progettate. Come si sa, la lunga incuria crea le premesse per eventi catastrofici.
Che c'entra con tutto questo la "tassa sul trinciato"? Secondo me molto. Cosa può pensare un comune cittadino di fronte ad un evento tanto strampalato e paradossale? La spiegazione più ovvia sarà: il governo ha dovuto lasciar perdere le sigarette per non aumentare le difficoltà al momento di ottenere il voto del Parlamento; sul "trinciato", invece, nessuno fa lobbying. Perciò è restato anche se, per evitare almeno il ridicolo, sarebbe stato meglio togliere anche quello.
Manca un piccolo, piccolissimo passo per arrivare a una terribile conclusione e dire: "se il Parlamento è questo, non si può andare da nessuna parte; troppe camarille, troppi veti incrociati, troppa gente che mette i bastoni fra le ruote e ha il potere di farlo. Bisogna liberarsi di questa palla al piede se si vogliono prendere decisioni, magari sgradevoli, ma comunque comprensibili e tempestive". Sarebbe, così, aperta la falla che può - essa sì - compromettere la nostra democrazia.
Il governo Monti, che pure è nato e vive per la fiducia del Parlamento, è largamente percepito come "controparte" del Parlamento; cosicché anche quando il giudizio sul primo è positivo, può essere accompagnato da un giudizio duramente negativo sul secondo.
Da tempo, per tanti motivi, il Parlamento non gode né di buona salute né di "buona stampa". Attenzione: in situazioni del genere a provocare lo smottamento bastano le classiche poche gocce, come una "tassa sul trinciato".

Claudio Petruccioli. Ha diretto l'Unità all'inizio degli anni '80 e tra l'87 e il '92 ha fatto parte della segreteria nazionale del Pci. Più volte parlamentare, dal 2005 al 2009 è stato Presidente della Rai. Ha scritto Rendiconto e L'Aquila 1971. Twitter: @cpetruccioli
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