Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
La lezione di Alvin Greene

Nel giugno 2010, con l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine ed il rinnovo del seggio senatoriale del South Carolina, a guadagnare la nomination dalle primarie del partito Democratico è stato Alvin Greene. In Italia questo nome non racconta nulla e, almeno fino alla notte del 7 giugno, quel nome non aveva nessun valore nemmeno per i dirigenti del partito Democratico che davano per certa la vittoria di Vic Rawl, un solido ex deputato, nonchè membro attivo della comunità democratica del South Carolina.
Questo indecifrabile ex militare afro americano aveva ottenuto la nomination per sfidare l'uscente repubblicano Jim DeMint senza fare la minima campagna elettorale, senza utilizzare un sito internet e senza partecipare a nessuno incontro pubblico. La sua campagna elettorale era limitata al mero atto di presentare i documenti e la quota, ben 10.000 dollari, per candidarsi.
Alvin Greene aveva, inoltre, un'altra interessante caratteristica: l'incapacità di formulare una qualsiasi proposta politica, o di dimostrare un qualunque guizzo creativo e carismatico. Nello sconcerto di un risultato così inaspettato e profondamente indesiderato Vic Rawl, lo sconfitto, denunciò brogli, errori ed inefficienze nelle procedure di voto attivando quindi l'equivalente delle nostre commissioni di garanzia. Nelle ore immediatamente successive alle primarie Alvin Greene veniva inoltre accusato di atti osceni in presenza di minori e le poco brillanti valutazioni del suo passato, sia come studente del liceo che come militare al servizio della nazione, venivano poste sotto l'attenzione dell'opinione pubblica e della sconcertata leadership democratica.
Alvin era chiamato dai suoi compagni di scuola "turtle" e giudicato nella sua attività militare come un leader inefficace, incapace di esprimere i suoi pensieri con chiarezza.
Il ritratto del peggiore candidato possibile era ormai sotto gli occhi di tutti gli Stati Uniti. Oggi sappiamo che è stato il "politico" con la maggior copertura mediatica nazionale delle elezioni del 2010. Il 18 giugno, soli 10 giorni dopo la comunicazione dei risultati delle primarie, la direzione del South Carolina si riuniva per prendere una decisione in merito. 91 testimonianze ed analisi tra testimoni ed esperti in difesa dello sconfitto Rawl e nessuna a difesa dell' insospettabile vincente erano vagliate attentamente.
Dopo più di quattro ore di consiglio la leadership democratica, con un voto a larga maggioranza, confermava la vittoria di Alvin Greene.
Pochi mesi dopo i Democratici perdevano le elezioni.
Eppure come ha notato l'editorialista del Washington Post Jonathan Capeheart: "Privare Greenee della nomination, in quanto peggior candidato che abbia mai avuto l'occasione di vincere una primaria, sarebbe stato un abuso di potere, uno stravolgimento della volontà popolare."
Questa è la lezione di Alvin: un partito, che non si limiti a perdere, segue le regole mantenendo il suo delicato patto sociale con gli elettori. A noi Democratici italiani questa storia dovrebbe insegnare qualcosa, per ora ci limitiamo a dire: meglio perdere che perdersi.

Gabriele De Giorgi. Laureato in Scienze Politiche, ha iniziato la sua attività politica nella campagna elettorale del 2001 per l'Ulivo. Nel 2009 ha assunto l'incarico di responsabile dell'organizzazione nazionale del comitato per i Referendum elettorali. Collabora stabilmente con diversi parlamentari del PD. Twitter: @gabdegiorgi













