Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

L'UE rimanda l'Italia a settembre

martedì 21 giugno 2011. Categoria: A conti fatti, Autore: Paolo Giaretta

L'UE rimanda l'Italia a settembre

Noi meritatamente festeggiamo per il duplice successo elettorale. Di là sono ancora intontiti. Ma l'agenda internazionale, ormai quella che conta davvero, non attende. Pressoché nessuno ne ha parlato ma il Consiglio Europeo ha formulato il 7 giugno la prima "raccomandazione" sul Programma nazionale di Riforma presentato dall'Italia, secondo le nuove dettagliate ed impegnative procedure del Semestre Europeo.

Che ci dice il Consiglio? Promossi in matematica. Il quadro degli impegni assunti per il percorso di risanamento della finanza pubblica va bene e corrisponde a ciò che l'Europa chiede. Rimandati a settembre nelle materie tecniche. Infatti in Europa non c'è un particolare apprezzamento per la buona letteratura del programma italiano ed il Consiglio vuole che entro settembre siano adottate le misure concrete che consentirebbero nel 2013 e nel 2014 di raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica. Cioè: quali provvedimenti si adottano (a settembre, non in un lontano orizzonte postelettorale) per ottenere la correzione dei conti pubblici di 40 miliardi di euro. Altro che allentare i cordoni della borsa. La borsa se c'è è vuota. Al confronto il mitico tesoretto del compiano TPS era la caverna di Alì Babà.

Il problema è che siamo stati bocciati in condotta. Ci manca l'applicazione. Conclude infatti il documento "nel complesso, data la portata delle sfide strutturali che attendono l'Italia l'agenda delle riforme non appare sufficientemente ambiziosa per poter rafforzare significativamente il potenziale di crescita dell'Italia e stimolare la creazione di posti di lavoro nei prossimi anni".

La Banca centrale Europea rincara la dose dicendo: "in molti casi i piani non sono del tutto convincenti e l'evoluzione del risanamento presentata nella maggior parte dei programmi non trova sufficiente riscontro in misure concrete". Insomma: le chiacchiere fatele nei bar, per noi non hanno rilievo.

Se questo è il catalogo il Governo rischia la morte (o è già morto) non per le due pur gravi sconfitte elettorali. La Merkel ha subito una sconfitta forse anche maggiore, ma il suo governo dimostra vitalità riformista, al punto di progettare la rapida fuoriuscita dal nucleare.

C'è qualcosa di simile nel dibattito politico della maggioranza che dimostri la consapevolezza della enorme sfida che deve affrontare subito, non chissà quando?

Non c'è nulla. I Governi possono sopravvivere numericamente in Parlamento per qualche tempo, ma se non hanno la vitalità e l'autorevolezza che necessita per l'esercizio della funzione di governo in tempo di crisi la loro sorte è segnata. I forconi stanno sempre nello sgabuzzino del popolo (ne sa qualcosa l'incauto Brunetta).

L'ennesima delega fiscale per l'ennesima illusione dell'opinione pubblica? Misure che avrebbero effetto non prima del 2013 e di evidente scarso effetto ai fini dell'impatto sulla crescita. Se le misure devono essere a costo 0, non si può toccare né IVA, né rendite, né patrimoni, la lotta all'evasione è impopolare se si fa davvero, se tutto questo è vero l'effetto redistributivo sarebbe veramente modesto. 3 aliquote? Ma la quasi totalità dei contribuenti sta già dentro i primi tre scaglioni!

Non si vuole affrontare il problema dei problemi. Bassa crescita, figlia di bassa competitività complessiva. E la poca crescita non va tutta a sostenere le imprese italiane. Le importazioni crescono di più dell'export, ed è un fatto nuovo per l'Italia. Le grandi leve che nel passato hanno dato respiro alla competitività del sistema produttivo (svalutazione competitive negli ultimi decenni del secolo scorso e costo del lavoro utilizzando la precarizzazione nell'ultimo decennio) non sono più utilizzabili. Servono riforme vere. Ma no coraggio no riforme.

Paolo Giaretta

Paolo Giaretta. Senatore dal '96, è stato sindaco di Padova, sottosegretario alla Sviluppo economico e primo Segretario del Pd Veneto. È stato dirigente della Camera di Commercio di Padova e funzionario della Regione Veneto. Gli piace andare in bicicletta, ascoltare Mozart, leggere Jorge Amado.

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