Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A conti fatti
Quando le opinioni sono numeri
Passo indietro sulla sicurezza alimentare

La riunione dei ministri dell'agricoltura dei Paesi del G-20, dedicata alla sicurezza alimentare, si è conclusa con un accordo che delude le aspettative maturate alla vigilia del vertice. Se si confrontano le conclusioni della Conferenza del Comitato economico e sociale europeo che si era svolto a Bruxelles il 23 maggio sulla sicurezza alimentare e la dichiarazione dei ministri agricoli che si sono riuniti a Parigi nei giorni 22 e 23 giugno, si misura l'enorme distanza tra le attese della società civile e le posizioni dei governi.
Il piano d'azione proposto dalla presidenza di turno francese e fatto proprio dai ministri agricoli si articola in cinque punti: 1) accrescere la produzione agricola e la sua produttività; 2) rendere trasparenti le informazioni su produzione, consumo e stock delle materie prime agricole; 3) coordinare le politiche riguardanti la sicurezza alimentare; 4) ridurre gli effetti della volatilità dei prezzi; 5) regolare i mercati finanziari.
Ma al di là dell'effetto declamatorio della dichiarazione finale che riempie ben 26 cartelle, quali impegni intendono prendere in concreto i Paesi che si sono riuniti a Parigi?
Per quanto riguarda il primo punto, i Paesi sviluppati non si accollano alcun onere per rafforzare le politiche agricole dei Paesi poveri. Si parla solo di ricerca e innovazione, individuate come condizioni per accrescere la produzione agricola. In particolare, un progetto per il miglioramento del grano duro e tenero sarà presentato alla comunità scientifica, in occasione di un seminario che si terrà in Messico, all'inizio di settembre. E' questo l'unico investimento che si intende realizzare, mentre risorse da destinare alle politiche di sviluppo locale dei Paesi poveri nemmeno a parlarne.
In materia di trasparenza dei mercati, sarà realizzato il "Sistema di informazione sui mercati agricoli" per iniziativa della Fao, della Banca Mondiale e di altre organizzazioni internazionali. La sede operativa è prevista presso la Fao, che raccoglierà i dati sui raccolti, i consumi e gli stock di materie prime. Collaborerà a mettere in piedi il progetto anche il Consiglio mondiale dei cereali. In tale ambito si è, inoltre, ipotizzato di diffondere modelli di previsione della produzione agricola, realizzati mediante l'utilizzo di sistemi sperimentati d'osservazione satellitari e il coinvolgimento di strutture scientifiche come l'Agenzia spaziale europea. Si tratta di un primo passo apprezzabile verso forme sofisticate di osservazione delle risorse del pianeta, che si potranno realizzare solo con la collaborazione di istituzioni di alto profilo scientifico. Saranno invitati ad aderire al nuovo sistema anche i Paesi esterni al G-20, grandi esportatori o importatori di cereali e semi oleosi. Ma non essendo previsto alcun regime sanzionatorio per i Paesi che si rifiuteranno di fornire le informazioni richieste, v'è da dubitare non poco sull'efficacia del sistema che s'intende realizzare.
Si è messa nel conto anche la possibilità di costituire un "Forum di reazione rapida" per seguire l'evoluzione dei mercati e favorire una tempestiva mobilitazione in caso di crisi determinate da carenze dei raccolti ed eccessivi rialzi dei prezzi. Si vorrebbe affidare a siffatto Forum il compito di assicurare un più efficace e continuo coordinamento delle politiche dei mercati agricoli per evitare decisioni unilaterali come il blocco delle esportazioni di grano, deciso lo scorso anno dalla Russia.
Per ridurre gli effetti negativi della volatilità dei prezzi delle commodity, si è proposta la realizzazione di un progetto pilota per costituire apposite riserve alimentari e si è affidato l'incarico alla Banca mondiale e alle principali agenzie internazionali di sviluppo di mettere a punto, entro la fine di quest'anno, strumenti finanziari e assicurativi in grado di garantire ai produttori agricoli un'accettabile stabilità dei redditi quando i prezzi all'origine fluttuano eccessivamente.
Sui biocarburanti si è deciso di continuare l'approfondimento perché i Paesi produttori non vogliono mettere in discussione gli incentivi che essi erogano, nonostante la lampante contraddizione tra la destinazione delle materie prime agricole ad usi energetici e la difficoltà a soddisfare per tutti il diritto al cibo.
Ma anche dell'acquisto sistematico di terre in Africa, da parte di Cina e India, non si trova alcuna traccia nel documento finale, nonostante le ipotesi, circolate nei mesi scorsi, di standard minimi di comportamento da rispettare per impedire abusi come la vaghezza e opacità dei contratti, lo sfruttamento delle comunità indigene e i guasti ambientali.
Va, infine, rilevato che contro la speculazione finanziaria sugli alimenti, su cui la presidenza francese del G-20 si era molto spesa nella fase preparatoria del vertice, non si è andati oltre l'auspicio che i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali assumano decisioni appropriate.
In realtà i ministri dell'agricoltura che si sono riuniti a Parigi non hanno avuto la forza di proporre l'avvio di una governance globale delle politiche di mercato riferite ai prodotti agricoli, della sicurezza alimentare e della cooperazione internazionale allo sviluppo. Senza un'istituzione capace di gestire in modo integrato questi tre aspetti del problema "cibo", difficilmente si potranno avere risultati concreti sul fronte della lotta alla fame e della volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli. Permane la mancanza di consapevolezza della gravità della situazione, in primo luogo dell'aggravamento delle condizioni di povertà e inedia e dei rischi di nuove crisi alimentari ma, più in generale, delle forti interconnessioni tra diversi elementi: accesso al cibo per tutti, liberalizzazione dei mercati, riconoscimento reciproco dei modelli alimentari, domanda crescente di partecipazione nei Paesi in via di sviluppo, intensificazione regolata dei flussi migratori, sviluppo delle agricolture locali, innovazione tecnologica, sostituzione di energia fossile con quella rinnovabile, ecc.
Il ministro delle politiche agricole del nostro governo, Romano, ha partecipato al vertice senza predisporre una posizione concordata con altri dicasteri e con il Parlamento. Un'aula semideserta del Senato ha discusso cinque mozioni sull'argomento lo stesso giorno in cui si svolgeva la riunione interministeriale del G-20 a Parigi. Il dibattito parlamentare era stato sollecitato dal Pd che aveva presentato da tempo una mozione sulle questioni essenziali da affrontare: a) costituire una partnership globale sui temi dell'agricoltura, della sicurezza alimentare, della nutrizione e della cooperazione, superando le attuali divisioni e sovrapposizioni; b) regolare i mercati finanziari per proteggere il cibo dalle mire speculative; c) fissare le linee guida internazionali sullo sviluppo rurale e sulle strategie per stabilizzare i mercati e l'estrema volatilità dei prezzi agricoli; f) coordinare gli incentivi delle diverse fonti energetiche rinnovabili al fine di trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di disporre di energia a basso costo per la ripresa economica, la necessità di uno sviluppo sostenibile, a cui le agroenergie danno un contributo straordinario, e l'esigenza di assicurare il diritto al cibo, che mal si concilia con la sottrazione di terreno fertile per finalità agroenergetiche; g) cogliere l'occasione di Expo 2015, in programma a Milano, per far emergere l'esigenza di una governance globale del cibo.
Ma stranamente la mozione del Pd, che pone questioni rilevanti affrontate ancora marginalmente a Parigi, è stata approvata insieme ad altre mozioni presentate da Pdl, Lega Nord, Idv e Udc con un voto unanime. Le posizioni degli altri gruppi si riferiscono solo all'esigenza di rafforzare la Pac riguardo agli strumenti di mercato e di rilanciare il Wto per impedire di fatto ai Paesi poveri e a quelli emergenti di avere proprie politiche agricole. Una differenza di fondo che non è emersa nel voto finale e che, invece, potrebbe avviare un'iniziativa in Europa per uscire dalla contraddizione di volere, da una parte, combattere la fame e, dall'altra, utilizzare le risorse finanziarie esclusivamente per la propria agricoltura.
L'iniziativa della presidenza di turno francese sulla sicurezza alimentare si concluderà a novembre con il Summit di Cannes. C'è, pertanto, ancora tempo per far emergere proposte riformiste riguardanti le politiche del cibo.

Alfonso Pascale. Esperto di sviluppo rurale, welfare locale, alimentazione e progettazione integrata territoriale, è presidente della Rete Fattorie Sociali. Scrive saggi e collabora con istituti di ricerca e riviste specializzate.
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