Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A conti fatti
Quando le opinioni sono numeri
Pareggio in Costituzione, vincolo efficace

Tornare a Einaudi. E alla sua idea, esposta in Assemblea Costituente, di vincolare le spese pubbliche al mantenimento -in modo strutturale, come si direbbe oggi- del pareggio di bilancio.
E' questo, sostanzialmente, il punto chiave che emerge leggendo le conclusioni approvate, in tema di regole di bilancio nazionali, dal Consiglio europeo del 24/25 marzo scorso sulla sostenibilità delle finanze pubbliche e la stabilità finanziaria (il c.d. Patto Europlus). E che oggi, di fronte al montare della crisi economica, e sotto le oscillazioni drammatiche delle altalene dei mercati, ci impone di dar seguito alle deliberazioni di allora, riformando l'art. 81 della Costituzione, in modo da garantire il pareggio di bilancio strutturale, per dare -appunto- "una natura vincolante e sostenibile sufficientemente forte" alla scelta di rafforzare le nostre finanze pubbliche.
I vantaggi di questa scelta non sarebbero né meramente formali, come taluni hanno voluto dire con tono derisorio, né troppo rigidi, come altri hanno voluto rimarcare con tono ragionieristico.
Non sarebbero formali, poiché ogni parola della Costituzione costituisce un vincolo ineludibile, da rispettare (in primis, da parte del Legislatore) e da far rispettare (in primis, da parte della Corte costituzionale); ma non sarebbero neanche troppo rigidi, poiché per pareggio c.d. strutturale di bilancio si intende, in modo flessibile, quello che si calcola al netto dell'impatto del ciclo economico sul bilancio stesso, e non quello puramente figurativo, che fa equivalere entrate e uscite in cifra assoluta (e che, peraltro, non nega per il legislatore - come già Augusto Barbera ha scritto sul Sole del 9 agosto - neanche la possibilità di allargare ulteriormente il debito pubblico, attraverso il ricorso all'emissione di titoli di Stato).
Da tempo, sul punto, oltre alla dottrina economica, segnalano i vantaggi di una scelta di auto-vincolo costituzionale a un pareggio di bilancio strutturale anche gli orientamenti più attenti della dottrina giuridica, tanto italiana quanto straniera.
E non è casuale, infatti, che ordinamenti costituzionali molto più reattivi del nostro, come la Germania (che già nel 2009 ha modificato in tal senso gli articoli 109 e 115 della sua Costituzione) o la Francia (che ha un processo di riforma opportunamente in corso), si sono impegnati a vincolare se stessi al conseguimento del mantenimento del pareggio di bilancio strutturale. Così come non è casuale che una simile scelta sia in linea anche con la stessa Unione europea, la quale già da sei anni esprime i suoi obiettivi obbligando se stessa -appunto- in termini strutturali, cioè consapevolmente al netto degli effetti del ciclo economico.
Non leggere dunque la scelta di costituzionalizzare il pareggio strutturale di bilancio come parte necessaria e ineludibile del processo di un maggiore coordinamento delle politiche economiche nazionali e di un progressivo rafforzamento dell'efficacia del Patto di stabilità e crescita, non solo sarebbe miope ma soprattutto sbagliato, di fronte alla drammaticità dell'attuale crisi economica. E lo sarebbe, sia in ragione di una già avviata revisione del sistema di governance economica dell'Unione, rispetto alla quale alcune scelte interne sono state già operate (si pensi alla legge n. 39 del 7 aprile 2011, che ha reso la programmazione economico finanziaria coerente con le decisioni prese in ambito europeo), sia perché, di fronte alla drammaticità della crisi, a maggior ragione: extra Europam, nulla salus.
Perciò, a differenza di quanto ritengono taluni qualificati politici, è proprio la natura globale della crisi che richiede scelte tipiche di un'area territoriale più larga; proprie, insomma, di uno spazio come quello comunitario che, non di rado, ha contribuito -inter alia- a migliorare i costumi e comportamenti nostrani, rendendoci più attenti ai nostri doveri, prima ancora che ai nostri diritti.
Se non si vuole, tuttavia, cogliere dentro questa proposta il senso precipuo -formativo e conformativo- del valore in Costituzione di questa norma di coerenza fiscale, seguendo un indirizzo europeo comune (nonché comunitario) verso una democrazia trasparente perché responsabile, si pensi che tutto ciò era già nel nostro dibattito costituente, grazie a Luigi Einaudi. Sarà già un buon inizio.

Francesco Clementi. Professore associato di Diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Perugia. Ha pubblicato una sessantina di scritti su vari temi di diritto pubblico interno, comunitario e comparato su forme di Stato e di governo, Unione europea, il diritto e le regole della politica e i diritti e le libertà. Twitter: @ClementiF
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