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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

Gli F35 non si toccano

martedì 10 gennaio 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Gabriele De Giorgi

Gli F35 non si toccano

Cacciabombardiere, licenziamento facile, liberalizzazioni, indennità parlamentare, i Maya, il 2012, la fine del mondo.

Parole, prese alla rinfusa, che vengono lanciate sull'opinione pubblica per suscitare una reazione, poco importa se scomposta, poco importa se irrazionale o irresponsabile. L'importante, si sa, è mandare avanti lo spettacolo del teatrino della politica, che con il governo tecnico ha perso quel vivido colore di avanspettacolo che il precedente esecutivo graziosamente ci aveva concesso. E così, con un po' di metodo, rpviamo a tracciare un planisfero della miriade di iperboli lasciate cadere qua e là.

Scopriamo ogni giorno, tra una puntata e l'altra di essere governati da sette segrete e che esistono cacciabombardieri pensati per trasportare armi nucleari, armi nucleari. E' dai tempi dei primi film di 007 che l'aggettivo nucleare non suscitava tutta questa immaginazione.

Alcuni si sono anche esibiti nell'affermare che la scelta di sviluppare una nuova serie di aeroplani per le forze armate sia un atto velleitario, una presa di coscienza che ha richiesto più di dieci anni (tanto indietro vanno le prime decisioni sulla partecipazione al programma di sviluppo del JSF).

Certo, esiste una crisi drammatica delle economie avanzate e non si può far altro che tagliare, cercare di razionalizzare le nostre spese nazionali; anche quelle della difesa, che per altro non sono scampate a nessun taglio lineare negli ultimi anni. Ma forse agli entusiasti abitanti di questa Italia immaginaria che non partecipa al mondo, all'impegno internazionale e che non ha bisogno di sicurezza, tanto non basta. Poco importa se stiamo mettendo in discussione la partecipazione italiana come partner rilevanti ad un progetto che avrà comunque conseguenze sui prossimi trent'anni, trent'anni nei quali conosceremo altre crisi, siano esse economiche che politiche. Anche in questo campo dobbiamo fare scelte che possano valere non per le prossime elezioni, o per la prossima legislatura, ma per le prossime generazioni.

Perché non stiamo semplicemente discutendo se sia opportuno o meno andare a cena fuori, o comprarci una nuova macchina. Stiamo parlando di uno di quegli elementi che caratterizzano l'indipendenza di uno stato: la capacità di esercitare una politica estera, di contribuire ai processi di peace keeping e quando necessario di peace enforcement, se non al mimino di poter garantire la propria sicurezza. Non possiamo seriamente credere che, in un mondo dagli equilibri fragili come in quello in cui viviamo, si possa semplicemente delegare ad altri la nostra sicurezza, se non a costo di vederci sottrarre ulteriore autonomia, ulteriore libertà di scelta. Sempre che qualcuno voglia o possa occuparsene visto che gli Stati Uniti, nonostante abbiano ancora aumentato il loro budget, e non possiamo non ringraziare Christian Rocca per averlo evidenziato, hanno espresso l'intenzione di affidarsi sempre di più al multilateralismo, rinunciando ad un ruolo solitario nella gestione delle crisi globali ( qui l'intervento di Obama).

Nel caso specifico noi ci riferiamo, tra le tante sbandate ideologiche con le quali ci confrontiamo, al progetto di sviluppo del JSF (i cacciabombardieri). Il Joint Strike Fighter, quello che comunemente chiamiamo F35, è un caccia multiruolo di quinta generazione, preparato per missioni di attacco al suolo, ricognizione, difesa aerea con capacità stealth, in grado cioè di non essere visto dai radar.

L'inizio del programma di sviluppo è datato 1996, su iniziativa degli Stati Uniti. Vede la partecipazione di diversi stati membri della Nato e di altri vicini all'Alleanza del Nord Atlantico. Gran Bretagna, Italia, Olanda, Canada, Turchia, Norvegia e Danimarca ne fanno parte non come semplici acquirenti, ma come partner a diversi livelli e concorrono al suo sviluppo.

Il Joint strike fighter non è un nuovo accessorio da aggiungere agli altri, come ha ben scritto Andrea Gilli su Noise from Amerika: la sua funzione, per quasi tutti i partecipanti al programma, sarà quella di sostituire efficacemente la precedente generazione di Caccia che sta raggiungendo il naturale - e non prorogabile all'infinito - termine della loro vita operativa. In Italia, ad esempio, i nuovi veivoli dovranno sostituire i Tornado dell'aeronautica, che sono ormai in servizio da più di 30 anni, e gli Harrier av8b della marina militare, che sono in servizio da prima del 1995.

Non scendiamo nel dettaglio del naturale processo di sviluppo degli F35, che ha osservato una drastica crescita di costi e molti aspetti da affinare e migliorare. Bene ha fatto il ministro della difesa Di Paola a dire che nessun programma è intoccabile. Piuttosto, affrontiamo il problema nel suo insieme. Ripartiamo da due domande certamente difficili, ma non ideologiche. Qual è il ruolo che l'Italia intende svolgere nei prossimi trent'anni? Quali sono i mezzi necessari per realizzare questo obiettivo?

Gabriele De Giorgi

Gabriele De Giorgi. Laureato in Scienze Politiche, ha iniziato la sua attività politica nella campagna elettorale del 2001 per l'Ulivo. Nel 2009 ha assunto l'incarico di responsabile dell'organizzazione nazionale del comitato per i Referendum elettorali. Collabora stabilmente con diversi parlamentari del PD. Twitter: @gabdegiorgi


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