Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Quel "sinistro" pregiudizio sui docenti italiani

Franco De Anna, che considero un mio maestro, ha scritto - parafrasando Lutero - che "schola semper reformanda est". La scuola deve ripensare continuamente se stessa per restare fedele alla propria "missione" e per rispondere meglio ai mutamenti in atto. Ma - aggiungo io - deve cambiare anche perché ha perso ruolo e funzione: è poco riconosciuta socialmente e non raggiunge gli scopi che le sono assegnati.
Poiché nessuna riforma è possibile a prescindere dai docenti, è però importante sgombrare il campo dai pregiudizi di cui sono vittime. Uno dei più radicati è che siano refrattari al cambiamento. La cosa che nessuno vi ha ancora detto è che quel pregiudizio non appartiene solo alla destra. È infatti figlia di questo pregiudizio anche certa retorica sinistrorsa del "la scuola ha già dato" o quella affine del "basta riforme per un po'". La retorica usata per urlare i propri "no" senza meditare i necessari "sì". No al merito, alla valutazione, alla ridefinizione della professionalità docente; no ad un nuovo modo di formare, selezionare e quindi assumere i docenti migliori; no al concorso nel nome di chi "è in coda da tempo". Sono atteggiamenti figli di un pregiudizio perché danno per scontato che sia quello il modo per "prendere i voti della scuola". Io credo invece che tale pregiudizio sia infondato e che nasca da un errore comune, quello di confondere i rappresentati con i rappresentanti.
È vero che i docenti sono provati dalla fatica di portare sulle proprie spalle un cambiamento incapace di farsi sistema e sono incattiviti dai continui insulti. Ma sono tantissimi - anche tra questi - i docenti consapevoli che il cambiamento è necessario e utile anche a loro, non solo ai ragazzi e ai loro talenti. Ne ho avuto ulteriore conferma dalle mail che ho ricevuto in risposta ad un mio articolo uscito su Europa per argomentare contro la proposta di Profumo sull'orario dei docenti. Tra tante, una mi ha colpito per la lucidità e pragmatismo, quella di un professore di lettere.
<<Penso che la sinistra debba rompere gli indugi, prima che lo facciano altri con meno titolo morale e culturale. Il merito e la qualità del lavoro vanno premiati, e non deve più essere possibile ritenere la scuola una sorta di enorme calderone dove "cuociono a fuoco lento" - sotto gli occhi di una pubblica opinione sempre più ostile - eccellenze e "deficienze">>.
Dei docenti migliori si è soliti dire che abbiano la vocazione per l'insegnamento. Io preferisco chiamarli professionisti competenti e appassionati. Assumerli come interlocutori darà loro ancora più fiducia e consentirà di innescare quella reazione positiva e orgogliosa che cova sotto la cenere dello sconforto e della disillusione, senza la quale nessuna riforma sarà mai possibile.
Una categoria abusata per spiegare la sconfitta del 2001 è quella del "riformismo senza popolo". Mi sono convinto che il rischio odierno sia piuttosto quello di un popolo che fatica a trovare il riformismo capace di guidarlo e rappresentarlo. E fa rabbia sapere che ciò avviene anche perché c'è chi lo considera un popolo "perso" e incapace di recepire proposte di innovazione.
Compito dei riformisti non è solo quello di dare rappresentanza a questo popolo. Il nostro compito è quello di essere all'altezza di esso. Vale per la scuola, vale per il paese. Il primo passo è credere nella capacità di molti di interpretare il cambiamento, capire che aspettano (ma soprattutto si aspettano) una sinistra capace di svolgere il compito per cui è nata: cambiare lo stato di cose presente. Se noi non crediamo in loro, perché loro dovrebbero credere in noi?
Se ci alleiamo con loro il cambiamento è possibile. Nonostante le Gelmini, i Tremonti, i burocrati del ministero, le corporazioni non solo sindacali, i colleghi stanchi, impauriti o incazzati. Solo il centrosinistra può farlo, ma se non saremo credibili, se non saremo all'altezza, il massimo che potremo avere da loro è un voto. Fino a quando non si sa.
Per avere con noi la passione e la forza di tornare a lottare da dentro per una scuola migliore, più giusta, più equa ci vuole ben altro: vincere ogni pregiudizio, a partire dal nostro; credere fino in fondo in quei professionisti appassionati e competenti.

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su alcune riviste on line del settore; è anche nella redazione de IMille. In segreteria del Pd lombardo, ha la responsabilità del settore Scuola e Università. Il suo blog è Champ's Version. Twitter: @marcocampione
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