Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

Docks

Moli riformisti

La bomba a orologeria della disoccupazione

martedì 14 febbraio 2012. Categoria: Docks, Autore: David Miliband

La bomba a orologeria della disoccupazione

Benvenuti a tutti e grazie per essere qui. Voglio iniziare ringraziando gli organizzatori che hanno speso molto tempo e profuso molto impegno nel realizzare questo studio negli ultimi quattro mesi. È stata un'esperienza che ha stimolato e arricchito tutti noi.

Sono qui per tre ragioni: primo perché vedo nel mio stesso collegio come la disoccupazione giovanile di lungo periodo minacci una generazione di giovani. Nonostante un numero maggiore di giovani ottenga risultati migliori a scuola e all'università, molti di loro risultano beneficiare in seguito di sussidi di disoccupazione per un lungo periodo. In South Shields, c'è stato un incremento della disoccupazione del 210% lo scorso anno, che ha portato il totale dei disoccupati, per un periodo di sei mesi o più, a 485. Voglio fare qualcosa per queste persone.

Secondo, il mio primo impiego è stato nel campo del volontariato, penso che il volontariato abbia la competenza e l'idealismo di cui il paese ha bisogno - ero così felice quando ACEVO mi ha chiesto di dare una mano a risolvere questo problema urgente.

Terzo, la disoccupazione giovanile è un problema grande, ma non un problema che non si può risolvere. Non siamo condannati a far fallire un milione di giovani. Sappiamo dall'esperienza del nostro paese e dall'estero che possiamo fare la differenza. Per cui oggi il messaggio che voglio diffondere è quello della dedizione e dell'innovazione, non solo quella della preoccupazione.

Ma c'è una crisi. 250.000 giovani sono al momento fuori dal mercato del lavoro da più di un anno. In più, 200.000 sono disoccupati da oltre sei mesi. Questo è il cuore del rapporto che presentiamo oggi. E' una crisi, una crisi che non ci possiamo permettere.

Il nostro rapporto include una serie di misure, dati di sovvenzionati di benefits, stime, e ci sono, inoltre, i numeri chiave della ricerca condotta dal ONS Labour Force ( Labour Market Statistics).

Sappiamo che la recessione ha  avuto un impatto capitale, ma c'è stato anche un incremento pre-recessione nel problema che ha avuto inizio nel 2004.

Sappiamo che la disoccupazione colpisce coloro che sono più poveri e più in difficoltà;  la commissione ha identificato delle zone svantaggiate sul territorio nazionale dove queste persone a rischio sono maggiormente concentrate. In un totale di 600 distretti il numero di coloro che ricevono sussidi sono il doppio della media nazionale, e il tasso NEET è perlomeno uno su quattro. Coprono 152 aree amministrative locali e rappresentano le aree dell'emergenza disoccupazione.

Oltre il costo sociale, c'è da considerare il costo finanziario. I livelli attuali di disoccupazione giovanile sono una bomba ad orologeria per le finanze della nazione. La ricerca effettuata per la commissione ci mostra che la disoccupazione giovanile non ci costa dei soldi adesso - i disoccupati a lungo termine lavorano meno e guadagnano meno nel  futuro,  nella misura di 2 mesi l'anno o di 1800-3300 sterline l'anno, dopo i 25 anni.

La nostra ricerca ha dimostrato che il conto dei benefici ammonterà a 4 miliardi di sterline quest'anno, con più di 10 miliardi di sterline in perdita di produttività. Il problema ha, inoltre, enormi costi futuri: quasi 5 miliardi l'anno di sovvenzioni e di tasse non percepite e 3 miliardi l'anno di perdita di produttività. Per cui il valore attuale netto complessivo dei costi diretti per i prossimi 10 anni è la cifra sconcertante di 28 miliardi. I costi futuri sono di 2.9 miliardi annui per il Tesoro e di 6.3 miliardi annui per l'economia.

Ci sono due facce dello stesso problema: una ciclica, l'altra strutturale.

Non c'è dubbio che la debole crescita economica stia colpendo maggiormente i giovani. Per cui c'è di fronte a noi una sfida a breve termine che è quella di prevenire che queste persone diventino parte del problema strutturale.

Sebbene anche il problema strutturale sia pure reale. Nei periodi di boom economico il numero di NEET comunque si aggirava tra 800.000 e 90.000, di cui la metà erano NEET a lungo termine.

La commissione ha attentamente preso in esame l'impatto potenziale dei tassi dei benefit, immigrazione e salario minimo. Ma nei nostri studi di microeconomia non compaiano come ragioni sostanziali dell'aumento della disoccupazione giovanile.

Abbiamo, invece, preso in esame la preparazione e la motivazione dei giovani, la chiarezza e la qualità delle opzioni disponibili per coloro che non frequentano l'università, e la debolezza e la lentezza degli interventi statali.

Abbiamo anche notato che dal il 2004 c'è stato un calo della domanda nel commercio al dettaglio, all'ingrosso, nella vendita automobilistica, nel settore alberghiero: industrie che assumono in maniera esorbitante giovani.

Il governo si è posto degli obiettivi ambiziosi, Il vice primo ministro ha detto che vuole abolire la disoccupazione di lungo termine. Questo è un obiettivo giusto. E noi l'abbiamo condiviso. Ma attualmente non siamo sulla strada per raggiungere tale obiettivo. Ad esempio il Work Programme copre circa uno su 10 della popolazione dei disoccupati giovanili.

E' qui che il nostro report prova a rimediare. Abbiamo bisogno di giovani, dirigenti, membri del volontariato e del governo, che tutti facciano la loro parte, per migliorare il risultato del nostro lavoro.

Queste sono le nostre raccomandazioni:

1. Opportunità di lavoro adesso

Il governo ha proposto 50.000 sussidi salariali dal 2012. Ma l'OBR predice il calo dell'occupazione entro il 2014. Noi, per questo, proponiamo di produrre i 50.000 sussidi salariali, per un valore di oltre 2000 sterline l'anno, dla 2012 al 2014.

Pensiamo che il settore pubblico possa fare molto meglio nel campo dei tirocini/apprendistato, e suggeriamo l'adozione di un sistema nazionale tipo UCAS per la promozione e l'accesso ai tirocini.

Abbiamo anche evidenziato il tema dei trasporti, perché a causa degli altri costi i giovani hanno difficoltà a viaggiare per lavoro o per sostenere colloqui; in questo ambito c'è quindi bisogno di raggiungere degli accordi locali per avere tariffe agevolate per i disoccupati o i meno abbienti.

2. La transizione al lavoro, per quella metà dimenticata della popolazione che non frequenta l'università

Proponiamo uno schema per gli adolescenti a rischio chiamato "Job Ready", che deve essere condotto attraverso contatti presi con il settore del volontariato, dove abbiamo esperienza del passaggio dei giovani da un destino di disoccupazione all'inserimento nel mondo del lavoro.

Crediamo che un'esperienza lavorativa di alta qualità sia di grande valore, per questo chiediamo che l'esperienza lavorativa obbligatoria per i ragazzi di 14-16 anni, contrariamente ai piani del governo, debba essere mantenuta.

Crediamo che gli incentivi per la scuola e l'università che si focalizzano su tutti i giovani, inclusi coloro che hanno più possibilità di divenare NEET, debbano essere affinati, attraverso lo schema di verifiche di Olfested e l'implementazione del Pupil Premium (n.d.t. quota in denaro che  per il 2012-2013 ammonta a 600 sterline per bambino  da destinare a figli di famiglie a basso reddito, la scuola percepisce il denaro ed è libera di implemenatre strategie di supporto per alunni fino a 16 anni con backgroud svantaggiati).

Pensiamo che le autorità locali possano fare di più per aiutare i giovani che lasciano le case popolari, o le famiglie affidatarie, o i giovani che devono occuparsi degli anziani o familiari disabili, o coloro, fortemente disabili, che lasciano istituti di cura per bambini per passare a quelli per adulti. Al momento queste persone sono abbandonate, come è d'altronde dimostrato dal fatto che la disoccupazione non figura nemmeno nei programmi dell'autorità locali.

Vogliamo che il settore degli appalti pubblici sia usato più chiaramente per cambiare gli incentivi per i datori di lavoro. Ad esempio ci sono delle autorità locali che richeidono un dato numero di tirocinii per ogni milione di sterline di spesa: ecco vogliamo vedere più interventi come questi.

Vogliamo, poi, usare l'energia e l'esempio dei giovani e suggerire un sistema in cui ogni giovane che lavora da più di un anno viene automaticamente arruolato per affiancare come tutor un altro giovane che è disoccupato per un anno.

3. Riformare lo stato sociale così che tutte le strade portino al lavoro

Abbiamo bisogno di intervenire prima e meglio sui giovani che sono senza impiego. Ciò significa: chiudere i "buchi" che sono nella rete di sicurezza del welfare, che dovrebbe funzionare aiutando i giovani con i sussidi per transitarli al lavoro remunerato, così che i giovani siano presto coinvolti dal Work Programme e che siano obiettivo di un intenso piano di supporto prima che il loro stato di disoccupazione raggiunga livelli di assistenza.

Crediamo, inoltre, che i programmi di Governo per acquisire esperienza di lavoro debbano includere le richieste dei datori di lavoro di proporre colloqui e apprendistato alla fine dell'esperienza lavorativa, questo per evitare che diventino un'alternativa al lavoro regolarmente remunerato.

Dopo l'anno di Work Programme, in cui i giovani hanno lavorato, devono continuare ad avere fiducia in se stessi e nel sistema. Proponiamo la garanzia di un'occupazione part-time per coloro cha hanno preso parte al Work Programme per un anno, con questa garanzia, ogni giovane ha la responsabilità di cercarsi un impiego. Lo abbiamo chiamato First Step Programme.

E per coloro che dopo due anni fanno ancora parte del Work Programme, dobbiamo implementare quegli schemi applicati con successo all'estero ovvero assicurare il programma ILM senza limitazione temporale di modo che i giovani non passino dal posto di lavoro alla disoccupazione e viceversa (n.d.t. Intermediate labour market: lo schema coinvolge organizzazioni che offrono opportunità di attività lavorative e apprendistato remunerate per coloro che trovano difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro, le persone eligibili per questo programma vengono inquadrate in particolar modo nelle comunità svantaggiate e mirano a un maggior sviluppo sostenibile e coesione sociale).

4. Infine, implementazione e accessibilità

Abbiamo bisogno di un nuovo meccanismo di implementazione. Il governo centrale ha ragione di chiedere risultati, ma gli attori locali hanno bisogno di flessibilità.

Proponiamo Zone di Occupazione per i giovani nel settore pubblico, privato e nel volontariato, a cominciare nelle aree di emergenze occupazionali, al fine di incanalare denaro, servizi di commesse, e il coinvolgimento di dirigenti e givani. La visione dovrebbe essere quella illustrata dal vice primo ministro Nick Clegg, cioè quella di mettere fine alla disoccupazione giovanile di lungo periodo, e di trovare meccanismi adatti a questo scopo.

Queste collaborazioni possono rendere certi ulteriori investimenti, sia quelli annunciati attraverso il Contract Youth o attraverso l'appoggio a "famiglie problematiche", la possibilità di agire sui giovani, e assicurare una collaborazione significativamente più grande con il settore pubblico.

In qualità di parlamentare eletto in questo collegio, sono estremamente soddisfatto dalla Youth Jobs Commission di South Tyneside e di altri comuni che hanno incominciato ad innovarsi e che spero se ne possa discutere nel dibattito che seguirà.

Una domanda ovvia è se ce lo possiamo permettere. A questo non risponderemo solo indicando i costi elevati dello status quo, e il fatto che la Gran Bretagna spenda circa metà della media dei paesi OCSE per interventi sul mercato del lavoro, ma affronteremo con coraggio la mancanza di denaro e argomenteremo che possiamo usare il denaro a nostra disposizione per fare meglio.

C'è denaro nel sistema, come dimostrano le 24 agenzie che lavorano sui NEET in Worcestershire  nel caso pilota Total Place (n.d.t. iniziativa che offre opportunità agli enti locali di collaborare con l'autorità centrale, in questo modo lo stato modifica propria azione al fine di migliorare servizi senza sovrapposizioni).

Ci sono risorse non ancora allocate, come i 150 milioni nel Youth Contract.

Ci sono risorse accantonate per i giovani che potrebbero essere d'aiuto, come ad esempio i 700 milioni di sterline per famiglie problematiche.

Ci sono degli impegni assunti dal nuovo governo sulle infrastrutture, di cui i giovani potrebbero beneficiare.

C'è la possibilità di essere aiutati dal nuovo Fondo Europeo discusso nel summit della scorsa settimana.

E poi ci sono idee innovative come il Social Investment Bond.

 

Conclusione

Una delle proposte alla Commissione parlava di un "patto infranto" con i giovani. La verità è che le aspirazioni sono molte, ma le opportunità per realizzarle non lo sono. Ciò significa una crisi di fiducia delle generazione più giovane circa la capacità dell'establishment della politica e degli affari di aiutarla a cambiare la loro vita.

Esiste un modo per rimerìdiarvi. Le misure pratiche e necessarie illustrate oggi. Nessuno può dire che non c'è niente da fare, a livello locale o nazionale.

David Miliband

David Miliband. Parlamentare dal 2001 e più volte ministro, ha guidato il dicastero degli affari esteri nel governo di Gordon Brown.

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