Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

Docks

Moli riformisti

1962-2012: il centrosinistra che cambia l'Italia

martedì 10 aprile 2012. Categoria: Docks, Autore: Paolo Giaretta

1962-2012: il centrosinistra che cambia l'Italia

Sono 50 anni dal Congresso della DC di Napoli del gennaio 1962 in cui Aldo Moro riuscì a convincere il partito della necessità di una svolta storica. L'apertura a sinistra, avviando la nuova fase politica che avrebbe portato al definitivo superamento del centrismo, dapprima con il governo delle convergenze parallele (quanta ironia su questa definizione morotea, inappropriata per la geometria ma pienamente appropriata per i rapporti politici) e poi nel 1963 con la realizzazione di una esperienza di governo organica, politica e programmatica, con il PSI.

Qualche insegnamento lo possiamo cogliere anche per l'attualità politica. Allora come ora si era esaurita una formula. Il centrismo non era più adatto a governare un paese che era profondamente mutato nella sua struttura economica e sociale. Crescita economica impetuosa e necessità di entrare in una stagione che assicurasse una più equilibrata distribuzione dei frutti delle crescita, un più ampio sistema di tutele in direzione della eguaglianza. Bisognava innovare anche sulla frontiera politica.

Moro guidò la DC con pazienza ma con determinazione. Con molti compromessi, ma senza deflettere dall'obiettivo. Eppure la resistenza fu molto aspra, formando un largo fronte, interno alla DC ma con molti agganci esterni: nel mondo di una borghesia spaventata di ogni novità e di un capitalismo parassitario, in settori del mondo cattolico più clericale, con protezione autorevoli ed attive nella gerarchia.

Come riuscì la DC ha trovare un equilibrio di avanzamento, senza ripiegare sulle formule del passato e senza piegarsi alle influenze esterne? Aiutarono molte cose, a partire dal fatto che le grandi encicliche sociali e l'apertura del Concilio portarono aria nuova anche nel mondo cattolico e che la Gerarchia alla fine capì che la spaccatura della DC, che pure alcuni ambienti conservatori coltivarono, sarebbe stato un gravissimo errore. Ci fu l'autorevolezza della leadership di Moro, ma ci fu anche una enorme partecipazione popolare. Sei ore di discorso a Napoli, un discorso anche assai difficile e complesso (impensabile oggi quando negli organi dei partiti dopo i primi 10 minuti la distrazione è la regola) fu solo il punto d'arrivo di un dibattito congressuale preparato nei congressi locali con autentica passione: un nuovo che era alle porte e che la parte più avanzata del partito ambiva ad interpretare. Basti pensare che il Consiglio Nazionale del luglio 1963 che diede via libera definitiva al governo con i socialisti, dopo che la DC aveva pagato alle elezioni politiche un tributo salato alla politica di apertura, vide un dibattito durato 5 giorni.

Non dissimile del resto furono il dibattito ed i dissidi in casa socialista, tra autonomisti desiderosi di intraprendere un percorso nuovo e chi non riteneva opportuno rompere il rapporto con il PCI, fino alla celebrazione del trentacinquesimo congresso che segnò il prevalere della linea di collaborazione governativa, con la scissione a sinistra del PSIUP.

Una prima lezione: per cambiare occorre una discussione aperta e seria, guidata con autorevolezza oltre i luoghi comuni, anche con divisioni esplicite, non solo nel gruppo dirigente nazionale, ma nella opinione pubblica allargata del partito e di fronte all'opinione pubblica degli elettori. Questo consente di organizzare una forza, una opinione comune e condivisa, che può reggere di fronte alle inevitabili difficoltà del cambiamento.

Il secondo elemento fu l'ambizione di essere capaci di assecondare la crescita del paese con un grande disegno riformatore. Le prudenze ci furono, le ingenuità riformatrici anche, ma in sostanza gli anni del primo centrosinistra furono capaci di cambiare la vita delle persone. Le riforme erano riforme che entravano positivamente nella vita dei cittadini e la cambiavano, offrendo nuovi diritti, nuove opportunità, prospettive di eguaglianza.

Tra il 1963 ed il 1970 davvero si impostò un progetto ambizioso: la scuola media unica ruppe un regime di separatezza ed esclusione fin dall'infanzia, le resistenze baronali da un lato e l'avvio dei movimenti studenteschi impedirono l'approvazione della riforma universitaria impostata dal Ministro Gui, che avrebbe evitati tanti malanni e ritardi degli anni successivi, un piano per l'edilizia popolare figlio della grave sconfitta sulla coraggiosa legge urbanistica del Ministro Sullo ma che comunque affrontò un tema decisivo per il benessere delle famiglie italiane, la prima riforma delle pensioni con il passaggio dal sistema a capitalizzazione a quello a ripartizione, l'introduzione delle pensioni di anzianità, le pensioni sociale, la tutela della danna lavoratrice, fino alla Statuto dei Lavoratori. Gli esempi potrebbero continuare, dall'istituzione delle Regioni alla controversa nazionalizzazione dell'energia elettrica, con l'occasione persa dal capitalismo italiano di utilizzare i pingui rimborsi per una vera modernizzazione dell'apparato industriale.

Si formò nei partiti che sostenevano il centrosinistra l'ambizione di trasmettere una idea complessiva del paese e su questo si organizzò il dibattito interno: idee feconde di atti politici concreti, su cui formare maggioranze politiche.

La società è naturalmente profondamente cambiata, è cambiato il rapporto tra partiti ed opinione pubblica ed sono cambiati i meccanismi di formazione dell'opinione pubblica, però quelle risorse servirebbero ancora: visione generale del paese, idee coraggiosamente innovative, partecipazione popolare guidata dall'una e dalle altre.

 

[Nella foto Aldo Moro parla all'VIII congresso della Dc, Napoli 27-31 marzo 1962]

Paolo Giaretta

Paolo Giaretta. Senatore dal '96, è stato sindaco di Padova, sottosegretario alla Sviluppo economico e primo Segretario del Pd Veneto. È stato dirigente della Camera di Commercio di Padova e funzionario della Regione Veneto. Gli piace andare in bicicletta, ascoltare Mozart, leggere Jorge Amado.

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