In una rivolta, come in un romanzo, la parte più difficile da inventare è senz'altro la conclusione.
Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
I rimborsi e i diplomi
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Una sensazione pervasiva di fastidio colpisce chiunque si soffermi ad osservare con un minimo di distacco i fatti di cronaca italiana. La perenne atmosfera da nomination - stile Grande fratello - ha infatti l'effetto di annacquare il fatto, fino a liofilizzarlo quasi come fosse un omogeneizzato da servire pronto allo spettatore/lettore di turno. Dall'altro, "qualunquizza" la notizia, in perfetto stile con lo stereotipo italiano, per cui a prescindere dal tema e da eventuali competenze in materia, tutti si auto-accreditano come competenti a dissertare di tutto.
Ora, basterebbe un minimo di autoanalisi per comprendere che questo modo di narrare i fatti, oltre che essere poco oggettivo, non contribuisce a rendere più intelligente e più interessante il dibattito, ma semmai a una idiotizzazione di massa, orientata all'allestimento permanente di un immenso Truman show socio-culturale. Che si discuta di crisi economica o piuttosto di diplomifici padani, di azzardate operazioni immobiliari con i rimborsi elettorali, oscilliamo tra euforia e depressione, evitando accuratamente di ragionare sul merito delle questioni.
Così accade sui rimborsi elettorali, dove all'ipocrisia iniziale, post-tangentopoli, di trovare una pessima risposta a un problema effettivo, in questi ultimi mesi si è accompagnata una furia pseudo-savonaroliana, altrettanto ipocrita. Per cui anziché discutere di come rendere compatibile la questione della gestione delle risorse pubbliche da parte delle strutture organizzative dei partiti, si discute di abolire sic e simpliciter ogni forma di finanziamento ai partiti.
Di finanziamento privato, regolato e ammesso in forma trasparente, nemmeno a parlarne, pena una immediata scomunica da sedicenti sacerdoti di una probità - che si predica solo per gli altri - peraltro non autorizzati.
Non sfiora nemmeno questi ingegni il dubbio che vada sanzionato l'eccesso e l'anomalia e che dunque, per restare ai rimborsi elettorali, la vera abnormità sia nell'impianto pan-liceistico che caratterizza la legge vigente, per cui con i rimborsi elettorali si foraggiano partiti scomparsi, e sindacati padani, quando gli stessi dovrebbero e potrebbero con più accorta regolamentazione esser utilizzati per consentire a un partito di funzionare - senza aspirazioni ascetiche, peraltro non richieste dalla norma costituzionale.
Accettare in altri termini l'idea che i partiti, alla stregua di tutti i soggetti intermedi ed esponenziali, gestiscano risorse, di natura pubblica o privata, purché regolarmente certificate, e con queste risorse sostengano la propria attività ordinaria (ossia paghino personale, bollette, sedi, formazione e selezione dei quadri di partito) e straordinaria (competizioni elettorali, iniziative, ecc.), anziché immobili di lusso, auto, e viaggi da mille e una notte.
Soprattutto, non servano ad acquistare titoli di studio in improbabili scuole private straniere, per appenderlo alla parete tra due quadri d'imitazione. Ultimo, pessimo esempio di una scenografia ventennale, nutrita di biblioteche piene di libri - forse non letti - davanti all'obiettivo di una telecamera. Vano quanto effimero sfoggio di una cultura cui si aspira come " ornamento" di mera detenzione.
Cultura è…. presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.
Da Gramsci ai diplomi padani il passo è lungo… anche per uno che cominci a correre, e corra, corra… come Tom Hanks in Forrest Gump.

Alessia Parlatore. Avvocato amministrativista e giuslavorista, legale presso ente pubblico. Specialista in diritto comunitario internazionale. Ha lavorato con ONG e presso il Ministero degli Esteri. Si occupa di sanità, riforma della PA regionale e dei servizi pubblici.
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