In una rivolta, come in un romanzo, la parte più difficile da inventare è senz'altro la conclusione.
Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
Credito e Nuvole - Lato A

Sono di ritorno da un viaggio pasquale fra Boston e New York, la faglia sismica del Credit Crunch. Ogni paese e localita' rievocano nomi di fondi pensione e luoghi dove la crisi ha avuto il suo epicentro maggiore, dalla Boston di Harvard e delle teste di cuoio del liberismo parrossista, alle New Haven, Stamford e Greenwich dove tutte i hedge funds hanno le loro basi, o dove i loro managers passano il weekend fuori da Manhattan e dai suoi riti finanziari in salsa Cajun.
Si vede, la crisi, ora molto piu' che nei mesi dopo il crollo di Lehman. Si vede nelle case non ritoccate e ridipinte, nonostante il salmastro oceanico, nei negozi chiusi, nel modo di vestire, nella generale presenza di senza tetto. Non dissimile da Londra. O da Milano. Sembrano gli anni Settanta, dice un signore.
In comune con l'Europa, anche sulla costa Est degli Stati Uniti persiste una siccita' di dimensioni bibliche. Riserve idriche che dovrebbero quasi tracimare in Aprile, sono mezze vuote. Bilancino e Central Reservoir di New York. Metri sotto il loro livello previsto. In compenso, cieli azzurri e nuvole bianche che non ci pensano proprio ad addensarsi ed a precipitare pioggia sui giardini pensili delle case in pietra serena dell'Upper West Side.
Non occorre essere analisti finanziari per rendersi conto che la crisi e' diventata recessione e, in certe parti del pianeta, c'e' un rischio di depressione. Mancanza di crescita economica, incertezza sociale e costo della vita che diventa insostenibile. La carenza di acqua sembra un sarcasmo un eco divino, a rappresentare una generale carenza di flussi di credito. E' vero che e' anche funzione di un cambiamento generale nei comportamenti dei consumatori, dove i debiti vengono rifinanziati o vengono usati i risparmi piuttosto che le carte di credito. Si viaggia meno, anche con le aspirazioni consumeriste. La cinghia piu' stretta alla fine diventa un cordone della borsa delle banche che si chiude ancora di piu', dato che le banche perdono depositi e riducono i loro bilanci.
Senza un'economia che risparmia e consuma, senza cicale e formiche, o solo con formiche che rifinanziano le carte di credito delle cicale, le banche devono ricorrere ai mercati privati dei finanziamenti, od ai fondi messi a disposizione dalle banche centrali, giusto per rifinanziarsi. Il ruolo di intermediario della banca sembra essere in crisi, con nessuno che lo puo' fare al suo posto.
Da questo punto di vista, il Credit Crunch non e' ancora finito come fenomeno, ma continua in maniere diverse. Come una successione di circoli viziosi, aumentata dal continuo mormorio di migliaia di opinioni. Che, in tempi di crescita, aiutano a generare idée ed opportunita', in tempi di crisi creano confusione e panico. A netto di vari moralizzatori e castigamatti della finanza, che si sono inalberati in maniera tardiva. Senza fare nomi, li sapete.
Per capire le origini e le cause della crisi, consiglio un testo del compianto Padoa Schioppa (chissa' se fosse stato vivo, forse oggi sarebbe il nostro primo ministro tecnico), pubblicato originariamente nel 2004, Regole e Finanza (ed. Il Mulino, 2011), rieditato dopo la crisi del 2008. Poco prima ci lasciasse. Un capolavoro postumo di analisi delle correlazioni fra sistema finanziario, economia e politica.
Il rapporto con il credito ed il denaro e' cambiato. Si inseguono pensieri di mondi possibili senza contante (che la tecnologia lo potrebbe permettere da subito) e paesaggi utopici di un pianeta senza intermediari finanziari, dove si ritorna al baratto, alla carineria ed al volontariato. Da commenti su Twitter, fino ad articoli autorevoli.
Sul futuribile, pero', non sbilanciamoci, viste le capacita' predittive di tutta l'industria finanziaria sulla crisi che ha atterrato il sistema nel 2008. Il presente, cosa ci racconta? Che le banche sono completamente assorbite da quello che in gergo si chiama 'deleverage', cioe' la riduzione del rischio di credito in bilancio, via vendita, svalutazione o trasferimento ad altre istituzioni, recupero dei crediti ed una maggiore cura nel affidare nuove somme. In un momento nel quale gli stessi istituti sono recipienti di enorme liquidita' a costi ragionevoli (fondi ECB). Questa cosa fa gridare tanti allo scandalo, ma in realta', non funziona in maniera semplice, come vorrebbero tanti, fondi che le banche ricevono a tassi bassi poi diventino prestiti ai loro clienti con lo stesso interesse. Questi finanziamenti sono stati messi in essere per la necessita', imposta dalle autorita' di vigilanza e gli accordi internazionali, di ridurre il costo del denaro per le banche, arrivato a livelli mai visti prima e per le banche di mantenere coefficienti di capitale che le faccia piu' resistenti a futuri shocks. Quindi, piu' una riparazione dei danni del Crunch passato piuttosto che una regalia delle banche centrali. Titoli azionari un tempo stabili, sicuri, quelli delle banche, oggi hanno grafici che assomigliano a rollercoasters di Blackpool, o di Gardaland. Ed anche questo crea incertezza nel sistema. Che non ha molta piu; flessibilita' per fronteggiare altre crisi. Il Too Big to Fail potrebbe non essere piu' un dogma inamovibile.
In questo panorama, la domanda e', esiste un futuro per finanza e credito?
Sì, esiste. Esiste un ruolo per gli intermediari finanziari, esiste un futuro dove la crescita puo' essere fondata sul credito. Perche' e' un fenomeno umano, quello di immaginarsi mondi possibili, di sognare, di creare, di costruire. E la moneta, uno standard unico di attribuzione di valore ad un oggetto, ad un servizio, rimane il medium migliore per permettere alle aspirazioni di realizzarsi. Si chiamino Euro, Renminbi, conchiglia o e-coin.
Quali sono le regole di questo futuro, nel quale possiamo tornare a guardare alle nuvole, non sperando ma con la certezza della pioggia? Perche' non vogliamo tornare nel 1994, nel momento nel quale l'euforia Clintoniana sprono' l'America e poi il Mondo ad un'esuberanza creditizia mai vista prima. Siamo nel fottuto 2012, sepolti sotto montagne di carta, di titoli e di documenti, trattati, regole e codici di comportamento. E, davanti, se sopravviveremo ai Maja, avremo cinque o sei anni di crescita rallentata in Asia per la mancanza di crescita dei consumi in Occidente ed una lenta, speriamo graduale, ripresa in Europa ed America. I miracoli accadono, ma non siamo in un film di Frank Capra. Si e' rotto il meccanismo della fiducia fra finanza e societa'. Come si ricostruisce?
To be continued...

Cosimo Pacciani. Banchiere, 41 anni, fiorentino. Laurea a Firenze e Ph.D. in economia a Siena. Vive e lavora a Londra. Da 8 anni è dirigente della gestione rischi di una maggiore banca anglosassone. Ha costretto Edgar Morin a giocare a calcetto in un'estate siciliana di studi, tanti anni fa. Twitter: @CosmayDamiano
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