Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

La contemporaneità di lotta all'evasione e riforma della burocrazia

martedì 15 maggio 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Federico Cancarini

La contemporaneità di lotta all'evasione e riforma della burocrazia

Molti sono gli articoli che appaiono sui maggiori organi di stampa nazionali e locali afferenti la vasta ed importante tematica tributaria: la maggior parte di essi riguardano in particolar modo il(doveroso) contrasto all'evasione, il conseguente possibile recupero di gettito che dovrebbe essere destinato alla diminuzione dell'ormai eccessivo peso fiscale su lavoratori ed aziende, lo sforzo di mezzi(soprattutto informatici) predisposti o in via di predisposizione da parte dell'Agenzia delle entrate e Guardia di finanza( he qualche problematica pongono al garante della privacy per l'utilizzo di svariate banche dati...). Non si nota ,ahimè ,ancora un comune sforzo per una corretta diffusione di una moderna cultura tributaria, fondata su un rapporto di reciproca fiducia tra contribuente e fisco, come peraltro sottolineato dallo Statuto del Contribuente.

Discutevo qualche giorno addietro di tali tematiche con un amico imprenditore il quale mostrava evidente diffidenza verso le mie parole: per motivare tale atteggiamento,mi invitò nel suo ufficio per mostrarmi un fatto concreto attraverso la lettura di alcuni documenti, che di seguito brevemente riassumo.

1) Nel maggio 2011 viene notificata alla sua azienda una iscrizione a ruolo di una cartella di pagamento per omessi versamenti di ritenuta alla fonte - anno 2007 - oltre sanzioni ed interessi per quasi 100.000 euro.

2) Nel ricorso Egli dimostra inequivocabilmente - attraverso una mola rilevante di documentazione - che quanto richiesto non risulta dovuto, poiché nel dicembre 2007 la Sua società ha incorporato per fusione un'altra società (per aumentarne le dimensioni, come da molti auspicato): quanto richiesto era stato regolarmente versato dalla Società incorporata.

3) Che cosa è successo? Dalla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di competenza (depositata nel marzo del 2012): "Il presunto omesso versamento deriva da un palese errore del sistema informatico che ha accreditato le imposte (regolarmente) versate ad altra Società (.....) che nulla ha a che fare con la Società ricorrente. Quindi, quanto richiesto era stato regolarmente versato dalla Società incorporata".

4) L'Agenzia delle Entrate richiede rinvii per l'analisi della documentazione, che vengono concessi: nella discussione di merito (novembre 2011) "il delegato dell'Amministrazione finanziaria ribadisce quanto esposto nell'atto di costituzione in giudizio rimettendosi alla documentazione in atti" (dal testo della sentenza) - ma allora perché richiedere rinvii?

5) La sentenza della commissione accoglie il ricorso, annulla la cartella di pagamento e condanna l'Agenzia delle entrate alla rifusione delle spese di giudizio.

6) La moglie del mio amico, Presidente della società e legale rappresentante all'epoca dei fatti, nell'aprile 2012 riceve dal Tribunale - Sezione del Giudice per le indagini preliminari - (cui erano stati trasmessi d'ufficio gli atti dall'Agenzia delle Entrate) un Decreto penale di condanna ai sensi degli articoli 459ss e 557 c.p.p. cui può fare opposizione entro 15 gg dalla notifica del Decreto medesimo.

Tale episodio (assolutamente non isolato, come da tempo denunciano associazioni professionali, società di revisione, associazioni imprenditoriali, singoli cittadini) induce ad una serie di osservazioni sia particolari sul caso, sia generali.

Iniziando brevemente dalle prime, viene spontaneo domandarsi come mai l'Agenzia non ha agito in autotutela, tanto più che era stata richiesta dal ricorrente: in tal modo la comunità civile avrebbe potuto evitare di sopportare inutili spese per due gradi di giudizio (commissione tributaria e azione penale) oltre alle spese  dirette di giudizio (cui l'Agenzia è stata condannata): si evita in questa sede di enfatizzare i disagi e le spese sostenute dall'imprenditore ricorrente.

Senza maliziosamente domandarsi come sia stato possibile un tale errore (fortuito?) in una procedura completamente automatizzata e chi mai pagherà per un simile disguido (chi è mai il responsabile?), più in generale è bene sottolineare che per ricostruire un clima di fattivi rapporti tra fisco e cittadino è indispensabile porre velocemente mano da un lato alla rivisitazione completa di norme a volte contraddittorie e contorte (lavoro che certamente spetta a governo e parlamento e non sarà sufficiente una sola legislatura, attività che impone un minimo comun denominatore tra maggioranza ed opposizione in modo tale che in una legislatura non si disfi la tela tessuta in quella precedente), dall'altro porre mano ad una profonda rivisitazione della struttura burocratica (vero nodo per lo sviluppo in Italia), dando fiducia e responsabilità a quella parte del personale dell'amministrazione che ha mostrato competenza ed indipendenza.

Certamente è da salutare con gioia il recente decreto legislativo che permette alle commissioni tributarie di fare comunicazioni di posta elettronica certificata,segnando così l'avvio del processo tributario telematico: ma a nulla servirà la tecnologia se non muterà la cultura profonda delle persone che costituiscono l'organizzazione.

Soprattutto è indispensabile procedere contemporaneamente sia con la lotta all'evasione (sacrosanta) sia con l'inizio della riforma della struttura burocratica (altrettanto sacrosanta): ritengo che la contemporaneità tra le due attività sia una necessaria, fondamentale azione riformista capace così di coinvolgere (e solo con la contemporaneità) i ceti medi professionali e produttivi oggi frastornati dal tramonto del sogno proposto a riguardo dalla destra, non promettendo  veloci percorsi miracolistici ma un serio lavoro che coinvolga tutta l'opinione pubblica sull'onerosità ed indispensabilità del compito.

Chi ha contatti frequenti con gli investitori Esteri ben sa che ciò che più spaventa nell'investire in Italia non e' tanto (e certamente non solo) la rigidità del mercato del lavoro, ma la lunghezza, la borbonica complessità, l'inaffidabilità della nostra struttura amministrativa centrale di cui l'amministrazione fiscale è molta parte.

Federico Cancarini

Federico Cancarini. Nato a Brescia nel 1956. Laureato. Da sempre appartiene al mondo cattolico-democratico. Già dirigente ed amministratore delegato di importanti compagnie d'assicurazione. Attualmente svolge attività imprenditoriale nel settore dei servizi. Aderisce a LIBERTA'eguale.

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