In una rivolta, come in un romanzo, la parte più difficile da inventare è senz'altro la conclusione.
Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
Monti non è Mandrake

La sinistra italiana non riesce a farsi interprete della comanda di cambiamento diffusa nella società italiana. Né il PD, né SEL o l'IdV.
Questo accade anche perché vive un deficit di cultura politica che potremmo definire la conseguenza (nemesi) dell'antiberlusconismo pregiudiziale e acritico. Quella chiave di interpretazione dei problemi del nostro paese incentrata sui comportamenti e la personalità di Silvio Berlusconi diventato (con il suo potere mediatico e la sua ricchezza) il catalizzatore di tutti i problemi e di tutte le complessità. È a quella chiave di interpretazione che mi pare si possa anche ascrivere la responsabilità di aver sollecitato quelle "smisurate speranze" che oggi deluse non possono che lasciare molti "senza speranze" e alimentare il clima di sfiducia e disincanto che sta assumendo anche aspetti drammatici.
Quell'interpretazione ha avuto due conseguenze negative che persistono: la prima è la sottovalutazione della complessità dei problemi e quindi della forza necessaria per indurre i cambiamenti necessari. Nella palude non bastano le quattro ruote motrici, ci vogliono i cingoli (senza tristi allusioni ai cingolati) forse gli anfibi. La seconda, è che si sono eccitati gli animi e trasformate le aspettative in "smisurate speranze": così quando è arrivato Monti, sembrò che bastasse il loden e la passeggiata con la moglie per andare a messa per segnare la differenza con il guappo brianzolo passato da Re Media a Ras delle Olgettine che veste girocollo sotto il doppio petto.
Non era così. E alle speranze smisurate si sono segue la delusione che diviene smarrimento, mancanza di una bussola per orientarsi. Sia che si fosse visceralmente attivi anti o pro Berlusconi oggi si è comunque delusi.
La speranza che tutto cambiasse con il suo allontanamento da Palazzo Chigi era appunto smisurata. Ci si aggiunga che nessun partito, visto che possono permetterselo, pensando più ai voti che al futuro del paese, aiuta a far apparire il governo Monti (che peraltro qualche errore lo fa come era prevedibilmente umano che avvenisse) come la speranza ragionevole. Troppo facile fare i severi con la faccia degli altri (per parafrasare un detto indicibile)!
Poi c'è il sistema mediatico che vive di enfasi competitiva sul mercato dell'attenzione e che soffia sul fuoco delle narrazioni negative. Persino i suicidi diventano conseguenza delle misure del governo Monti (senza neppure chiedersi quanto siano collegati alla crisi economica). Sembrano i treni deragliati con Burlando ministro dei trasporti o gli atti di violenza degli ultimi mesi di Prodi. Così Monti diventa il grande alibi a tutti i problemi personali e collettivi degli italiani. La realtà si rovescia, si tramutano effetti in cause e l'Italia che si scandalizzava per gli evasori ora si scandalizza per gli esattori! E Monti rischia di essere travolto da questo clima.
Per responsabilità di molti, è passata questa chiave di lettura della la crisi: comunque è colpa di qualcun altro - finanza, Europa, globalizzazione, pochi ricchissimi (ma non capitalisti perché ora gli imprenditori sono teneri, fragili e si suicidano), eccetera; Monti e i suoi tecnici non capiscono e vogliono farci pagare più di quello che possiamo per una subalternità astratta ai vincoli di bilancio e alla perfida Merkel; Monti in sei mesi ci ha affamato più di cinque anni del duo Berlusconi Tremonti (che, peraltro, aveva già visto e capito tutto e, forse, visto le tante cose che ha scritto e detto, può anche essere anche che qualche volta ci abbia preso). Insomma dagli addosso a Monti e al suo sponsor Napolitano.
E così i partiti (chi più e chi meno ma nella sostanza tutti), diventati scopo a se stessi più che strumento di governo, pensano soprattutto alle elezioni del 2013 non capendo che dovrebbero più che altro pensare a quelle anticipate del 2014. La crisi non finirà in un anno! Monti non è Mandrake e chiunque governerà l'anno prossimo non potrà rispondere alle aspettative che si stanno generando oggi con la sciagurata interpretazione (e rappresentazione) dei problemi che dobbiamo che risolvere. E, come hanno dimostrato le elezioni amministrative, il sistema politico corre veloce verso la frammentazione e l'ingovernabilità. L'Italia non è la Francia dove con poco più di un terzo dei consensi si può eleggere un presidente forte per cinque anni.
Ma un altro modo di raccontare quello che stiamo vivendo era possibile ed è forse è ancora possibile ma, come ricorda il Presidente della Repubblica ci vogliono: apertura al cambiamento, nessuna nostalgia per il passato, e, soprattutto, come nel 1948, "un clima di consapevolezza diffusa e di condivisa assunzione di responsabilità di fronte alle incognite che circondavano il futuro del paese".
Però nessuno deve pensare di approfittare soffiando sul fuoco delle difficoltà né in termini elettorali né di voti o di notorietà politica o professionale, né in termini di audience o copie vendute. Ci si salva o ci si condanna tutti assieme. Una società è un sistema e, in un sistema, tutto è connesso.
Un altro modo, motivante e positivo, di parlare della crisi è ancora possibile ma non è compatibile con il prendere le distanze dal governo Monti, che invece deve essere la cornice dentro cui si inserisce la sua azione.
Questa è l'unica strada per affermarsi alla guida della società in un momento di crisi: aiutare le persone a individuare un traguardo, uno sbocco positivo.

Mario Rodriguez. Consulente di comunicazione, è docente all'Università di Padova e Milano. Nel '94 ha fondato la MR & Associati Comunicazione. Ha curato l'edizione italiana de La rivoluzione silenziosa di R. Inglehart, I Neoconservatori di P. Steinfel e L'uso pubblico dell'interesse privato di C. Schultze. Twitter: @marodri
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