Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

La sfida dell'e-democracy

martedì 29 maggio 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Lucandrea Massaro

La sfida dell'e-democracy

La vittoria di Grillo in Italia e dei Pirati in Germania devono farci ragionare sul potenziale espresso dalla rete oggi. Fatta salva la questione della personalizzazione del M5S, che può essere - mediaticamente - confuso con il comico genovese (segno che il berlusconismo come fenomeno socio-politico non è affatto defunto), ci interessa il successo di una campagna per la ricerca del consenso portata avanti con grande abilità attraverso gli strumenti del web 2.0.

La sfida di Grillo è - per certi versi - appassionante: su tutte le grandi questioni, non quindi sulla normale amministrazione per la quale si eleggono appositamente sindaci e consiglieri del Movimento, devono essere gli elettori a dare la loro opinione e a votare per decidere cosa fare e cosa no. Il PD, che pure  in Statuto avrebbe i referendum consultivi degli iscritti, non è mai riuscito a svolgerne nemmeno uno in 4 anni. Mai la linea, sulle questioni di fondo, è stata data direttamente dagli iscritti, sempre tutto è passato per lo strumento della delega e quindi giù congressi e conte di vario tipo. Sono gli eletti a decidere, fossero anche solo eletti agli organi di partito. Nulla di male, ma di certo disaffeziona. La sfida della partecipazione posta da Grillo, seppur in chiave demagogica e populista, può essere raccolta da un partito riformista come quello Democratico? Crediamo di si.

Oggi le possibilità tecniche e i costi per realizzarle sono ampiamente alla portata dello Stato che decidesse di sostituire il certificato elettorale di carta con una qualche tessera con chip oppure affiancare all'assegnazione del codice fiscale un "pin" per ogni cittadino maggiorenne per permettergli il voto politico, amministrativo o referendario tramite appositi siti. E' incredibile a ben pensarci che nell'era della telematica lo strumento tecnico del voto sia ancora carta e matita e riconteggi, spoglio, errori, ritardi ecc. Per non parlare della necessità di raccogliere firme per presentazione di liste, leggi o quesiti con tutti i disagi, le lungaggini, i costi che erano necessari vent'anni fa, ma che oggi - col passaggio dalla carta al bit - potrebbero essere sostituiti da una adesione altrettanto politica, ma all'altezza dei tempi. Immaginate un cittadino che posto di fronte alla possibilità di "firmare", lo possa fare da casa: piccoli centri, anziani, disabili, cittadini all'estero, tutte categorie che potrebbero essere reinserite nel circolo virtuoso della democrazia partecipativa del proprio Paese.

Non sottovalutiamo i problemi e i rischi dovuti alla sicurezza o a chi - magari con un po' di soldi - potrebbe racimolare codici e pin da cittadini inesperti o bisognosi, un problema reale, ma non buttiamo le possibilità di efficienza ed aumento della partecipazione e di allargamento della base democratica solo per "paura". I mezzi non determinano nulla, se non un cambio di mentalità, la democrazia della delega pura, la democrazia della rappresentanza così come l'abbiamo conosciuta da 250 anni a questa parte è l'unica cosa che davvero non è cambiata, e - oggettivamente e senza nessun feticcio per la proposta fatta - sembra strano che mentre tutto il mondo è cambiato, il costume, la società, i rapporti di forza, quelli sociali, quelli razziali e di genere, non sia cambiato anche il modo con cui si scelgono gli attori della politica. Sperimentiamo?

Lucandrea Massaro

Lucandrea Massaro. Giornalista professionista dal 2010, laurea in storia, specializzazione in scienze delle religioni presso Roma Tre. Dal 2005 collabora con la divisione radiofonia della Rai. Scrive di politica e cultura sul settimanale online Gazebos.

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