Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Visti da qui
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Dal sindacato con rancore

Mary Turner, presidente nazionale di GMB - sindacato inglese da oltre 600.000 iscritti, affiliato al Labour Party e terzo sindacato contribuente alle casse del partito, con 2m di sterline all'anno - così conclude il suo discorso al congresso nazionale del sindacato tenutosi di recente a Brighton (9 - 11 giugno 2012): "Priorità di GMB è ricostituire il Labour Party come partito dei lavoratori, ritornare ai suoi valori di giustizia sociale e continuare ad allontanarsi dai club dei miliardari e dalle loro idee di 'progress'. Non abbiamo tradotto la parola finale 'Progress' poiché si tratta del nome dell'odiato think tank di marca neolaburista, Progress, fondato su impulso di Blair nel lontano 1996 e che ha dato origine alla recente polemica interna al Labour Party su possibili 'epurazioni' di singoli e organizzazioni ritenuti colpevoli di perseguire interessi contrari a quelli del partito. Un nome, Progress, sottilmente evocato ma non esplicitamente indicato nel suo riferimento dalla sindacalista. Sembra paradossale, ma avviene nel Regno Unito in uno scenario che assomiglia pericolosamente allo scenario italiano: il partito Laburista riconquista consensi e vince elezioni e i sindacati sembrano voler far rivivere un clima da fine anni '70, quando gli scontri tra left - wingers e modernizzatori condussero a spaccature e fratture interne che hanno poi consegnato il Paese al partito di Thatcher per diciotto lunghi anni.
La polemica non è frutto dell'invenzione di Dan Hodges, anch'egli un neolaburista indipendente iscritto nel registro dei proscritti in quanto colpevole di aver sostenuto la recente candidatura a sindaco di Londra di Boris Johnson, anziché quella del rosso Ken Livingstone. La mozione di censura esiste: è la n. 154, dal titolo "Mantenere l'unità del Labour Party", approvata dal congresso della GMB di giugno 2012. E la mozione, come tante altre, sarà discussa al prossimo congresso nazionale del partito. L'estensione della censura dall'organizzazione al singolo individuo è avvenuta sulla base di tale colpa, il sostegno indiretto a Johnson, che GMB identifica in un numero specifico della rivista di Progress (Progress di novembre 2011) in cui il think tank neolaburista ha delegittimato, a dire del sindacato, la candidatura di Livingstone. La censura può avere anche una sua fondatezza nei confronti del singolo individuo (anche se non sono subito mancati esempi analoghi del passato in cui il partito non ha mosso un dito) e Mandelson, ovviamente in difesa di Progress, ha invitato i litiganti a evitare le guerre civili tra dinosauri militanti e modernizzatori. Meno fondata e pretestuosa appare invece la critica ai fondi di cui Progress dispone, che GMB nella sua mozione ritiene superiori a qualsiasi ragionevole somma raccolta da altre organizzazioni interne o vicine al partito e, in quanto tale, causa di sospetto. Sospetto che i fondi al think tank provenienti dalla farmaceutica Pfizer ingigantiscono.
Ed Miliband si è diplomaticamente dichiarato equidistante dalla diatriba, a favore di un partito che raggiunge e coinvolge senza distinzioni individui e organizzazioni. Ma, certamente a breve, dovrà prendere posizione nei confronti dell'offensiva dei sindacati e di pezzi consistenti del partito che, sull'onda del ritrovato consenso, hanno voglia di fare i conti con personcine di un certo spessore di evidente marca neolaburista, come il fratello di Ed, David Miliband, e parte dell'attuale shadow cabinet, a partire da Ed Balls, non a caso scelto come ministro (ombra) del Tesoro. Fare i conti, diciamo brutalmente, con il pretesto di ritrovare - si vedano i prefissi delle parole della Turner citate sopra: ri-costituire, ri-tornare - un'origine ideale del partito, principi e idee costituenti annacquate da quindici anni di blairismo. Che aveva subito chiarito i rapporti tra partito e sindacati, allontanandoli dalla sfera decisionale interna e 'relegandoli' al proprio ruolo. Quello stesso blairismo ha avuto il merito di rendere il partito eleggibile per tre mandati consecutivi, ma ora attraversa una pericolosa trasformazione, che cancella i risultati raggiunti e vede la mutazione del cognome Blair e del suo aggettivo, blairite, in sinonimi di 'conservatori', se non in veri e propri insulti. Nella miglior tradizione orwelliana, secondo un articolo online di Progress: meno parole nel dizionario uguale meno pensieri e, di conseguenza, meno spazio per il dissenso.

Paolo Donadio. Ricercatore di Linguistica inglese della Federico II, Napoli. Si occupa dei fenomeni di ibridazione del discorso politico e dell'interazione tra lingua e identità politica (Il partito globale. La nuova lingua del neolaburismo britannico, Franco Angeli 2005).
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