Settimanale di propaganda riformista

numero 103 del 14 maggio 2013

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Quale strategia per il Pd?

martedì 5 giugno 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Luciano Fasano

Quale strategia per il Pd?

Nato da poco meno di cinque anni, il Partito Democratico si trova oggi a dover affrontare un passaggio di fase estremamente complicato e difficile, caratterizzato dalla crescente disaffezione politica e dalla crisi dei partiti della cosiddetta Seconda repubblica. Sotto questo punto di vista, le conseguenze della recente tornata amministrativa vanno ben oltre il semplice riscontro sul piano locale.

Aumento delle astensioni, successo delle liste del Movimento Cinque stelle, crollo verticale dei consensi di PdL e Lega Nord sono i tre dati principali che le analisi delle scorse settimane, ad urne chiuse, hanno contribuito a mettere in luce. Ciò che impone al PD uno sforzo supplementare di analisi ha a che vedere con le conseguenze che il voto delle amministrative 2012 avrà in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, soprattutto dal punto di vista del posizionamento strategico.

Tre sono i punti politici di maggiore salienza dal punto di vista di questa discussione: il rapporto con il governo Monti e le conseguenze politiche di tale rapporto rispetto alla proposta che il PD avanzerà per la guida del paese; il rapporto con l'elettorato di centro, che assiste ormai al naufragio deliberato del tentativo di costruzione del Terzo polo, e che oggi rappresenta parte consistente di un elettorato in cerca di rappresentanza; il rapporto con l'elettorato di sinistra, che ha scelto di non votare o di dare fiducia al Movimento Cinque stelle.

Anzitutto, il rapporto con il governo in carica. La scelta di appoggiare il governo Monti si fa nel tempo sempre più impegnativa. Specie oggi che il Popolo delle Libertà trae dall'insuccesso elettorale una maggiore spinta a prendere le distanze dal governo, in particolare su temi critici sotto il profilo del consenso, come l'imposizione fiscale. E' noto che anche nel PD il tasso di popolarità di Monti e dei suoi ministri sta calando, e che la tentazione di intendere questa esperienza di governo come una semplice parentesi è per alcuni esponenti del partito sempre più forte. Se però si pensa a come costruire una credibile proposta di governo del paese, diventa necessario impostare la costruzione di un'alternativa al centrodestra con quel rigore che anche dopo Monti dovrà contraddistinguere le scelte del Partito Democratico.

In secondo luogo, il rapporto con l'elettorato di centro. Dopo l'ennesima prova negativa del Terzo polo, è evidente che l'elettorato moderato e di centro può oggi più che mai considerarsi in libera uscita. Viene quindi da chiedersi che tipo di atteggiamento occorra assumere nei confronti di tale elettorato, e che conseguenze possa avere tale scelta rispetto al posizionamento strategico del PD. In occasione dell'ultimo congresso, peraltro, Bersani e il suo entourage avevano definito una strategia delle alleanze che privilegiava il rapporto con le forze politiche centriste, a partire dall'UdC di Casini. Poi è venuta la foto di Vasto, accompagnata da imbarazzo e perplessità di larghe fasce dell'elettorato che avevano sperato nel PD come una forza protagonista del cambiamento a sinistra.

Ma adesso, che il Terzo polo fa ormai parte del passato, occorre chiedersi in che modo recuperare il voto di quei settori di elettorato moderato e di centro rimasti orfani di una proposta politica. Per non dire di Sel e IdV, che se sono state in grado di conquistarsi qualche Sindaco importante, giocando a fare le mosche cocchiere del PD in alcune primarie, non sono mai riscite ad ottenere risultati particolarmente significativi nelle liste delle successive elezioni comunali.

In terzo luogo, il rapporto con l'elettorato deluso di sinistra, che dopo essere sopravvissuto alle pressioni maggioritarie del bipolarismo all'italiana nelle nicchie dell'astensionismo, o di Sel e IdV, oggi trova in Beppe Grillo e nel suo Movimento Cinque stelle un possibile sfogo per il proprio compulsivo e antisistema desiderio di cambiamento. A queste tensioni centrifughe il PD può rispondere solo attraverso il rilancio del proprio progetto politico e accettando la sfida delle modalità di selezione del personale politico, in altri termini valorizzando strumenti come le primarie sui quali forse il partito non ha mai deciso di investire quanto necessario. Si prenda finalmente sul serio, una volta per tutte, l'idea fondamentale che condusse alla nascita del PD: la costruzione di un partito aperto, in grado di parlare all'intera società italiana, e di selezionare la propria classe dirigente in maniera democratica e trasparente.

Luciano Fasano

Luciano Fasano. Insegna Scienza politica e Processi decisionali all'Università di Milano. VRF all'ELSE dell'University College London. Responsabile dell'Osservatorio SISP sulle primarie. Fa parte della Segreteria provinciale del PD di Milano e della Presidenza nazionale di Libertàeguale. Twitter: @lmfasano66

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