Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Caro Pd, non perdere tempo con i cani di Pavlov

A margine della discussione sulla spending review è avvenuto un episodio apparentemente insignificante, ma che giova raccontare per il suo carattere generale. A causa di una cattiva interpretazione di uno degli articoli della bozza di decreto, è iniziata a circolare la voce che il governo avesse aumentato i finanziamenti alle scuole paritarie per 200 milioni di euro. Ha cominciato Repubblica e sui social network è partita - è proprio il caso di dirlo, come vedremo - la canea.
Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari continuerà anche dopo la smentita, spassosissima, del MIUR, addirittura fingendo che il provvedimento sia stato cambiato nottetempo piuttosto che ammettere l'errore. Il ministero ha parlato di reazione pavloviana e non si può dargli torto. Questo stesso settimanale ha più volte sottolineato come le reazioni pavloviane siano ormai una costante di certa sinistra. E non solo, ovviamente, quando si parla di scuola.
C'è un punto connesso a questo che credo valga la pena sottolineare. Anche qui per le sue implicazioni generali. Appena i cani (di Pavlov) hanno cominciato ad agitarsi, tra i primi che si sono dati da fare per correggere l'errore c'è stato il Pd: "Attenzione! Non è vero! I fondi sono diminuiti, di-mi-nu-i-ti". Come se ci fossero tagli alla scuola di cui è lecito gioire. Come se la legge di parità non l'avesse voluta il centrosinistra.
La reazione immediata e preoccupata chiarisce più di qualsiasi discorso quanto un approccio massimalista e accondiscendente verso chi preferisce le urla alle riforme sia controproducente. Perché in effetti - non solo sulla scuola - sembra che si sia fatta una scelta precisa, che è poi una scelta antica: nessun nemico a sinistra. Anche se il potenziale nemico si comporta come un cane (di Pavlov).
Non è la prima volta che accade: la penultima è stata in occasione dell'approvazione della legge sulla governance delle scuole. Siccome un tempo si chiamava Legge Aprea, è stato anche lì tutto un insorgere di cani (di Pavlov). E cavalli (di Frankenstein). Eppure noi quella legge l'abbiamo trasformata prima di votarla. Niente da fare: spiegare non serve a nulla se a guidare la protesta è il riflesso condizionato, la chiusura ideologica o il pregiudizio. Se non, peggio, l'interesse preciso (legittimo ovviamente) acciocché nulla cambi. Non è la prima volta che accade e se non si cambia strategia non sarà l'ultima.
Ma, cari amici e compagni, non trovate tutto questo stancante? Tutte queste energie sprecate a rincorrere: non sarebbe più utile e gratificante cominciare a farsi rincorrere? Dire una volta per tutte ai agli italiani che noi la scuola (come il paese) vogliamo cambiarli veramente. Che non accetteremo più veti da nessuno, che non ci spaventa indispettire chi vorrebbe lasciare tutto com'è. Fare così non vuol dire non ascoltare le ragioni degli altri, ma semplicemente farlo partendo da un punto di vista. Quello di chi vuole riformare un sistema inefficiente ed iniquo.
Parlare chiaro, oltre che essere cosa buona e giusta, ti evita la fatica di inseguire persone, movimenti e partiti (l'IdV è sempre in prima fila quando c'è da sguinzagliare i cani - di Pavlov - contro il Pd) che chiederanno sempre "più uno". Perderemo forse il loro voto, ma guadagneremo quelli di chi sa che così non si può andare avanti. E sono molti di più.

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su alcune riviste on line del settore; è anche nella redazione de IMille. In segreteria del Pd lombardo, ha la responsabilità del settore Scuola e Università. Il suo blog è Champ's Version. Twitter: @marcocampione
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