Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Visti da qui
Notizie dal mondo di fuori
Interni ed esteri
.jpg)
Siamo al cospetto di una situazione strana, quasi un vero rompicapo. Da un lato le turbolenze del mondo, dalla Siria all'Egitto alla Nigeria e altrove; dall'altro una crisi profonda dell'Occidente. Il globo è sempre più piccolo e interdipendente, le distanze paiono ridursi ogni giorno, e nel contempo, presi come siamo dalle nostre incertezze, non manca un senso di estraneità per ciò che avviene "lontano".
In realtà i nodi sono quasi sempre gli stessi, o almeno assai simili, anche se declinati in forme e contesti profondamente differenti: il benessere, la coesione sociale, il confronto fra etnie, fedi e culture, le aspirazioni nazionali e così via. È come se fossimo consapevoli di vivere in un unico villaggio senza però riuscire a tradurre ciò in un pieno coinvolgimento nei confronti delle vicende che si svolgono in casa altrui.
E non siamo distanti dal paradosso. Un tempo la politica interna appassionava; appassionava tanto anche quella estera. Oggi tutta la politica è a suo modo "interna", o, se preferiamo, "internazionale". Eppure ci sentiamo lontani da entrambe le dimensioni, salvo subirne in maniera talora tragica le conseguenze.
Il centrosinistra mondiale conosce i suoi sommovimenti: si intravedono già le elezioni americane, ed è in gioco fra l'altro la capacità di Obama di continuare a fungere da faro del campo democratico globale. Non mancano i fermenti fra le forze social-laburiste europee. Ma ciò sembra riguardare l'aspetto "macro". Già, perché il "micro" è popolato quasi esclusivamente da incertezze, dubbi, timori, drammi, per lo più vissuti individualmente.
Ecco: da un lato gli scenari interni e internazionali paiono sempre più intrecciati, dall'altro percepiamo i problemi soprattutto come singoli, in solitudine. Una solitudine prossima all'isolamento. Finora si è insistito sui due volti dei processi in atto: il "globale" e il "locale". Ve n'è un terzo: quello della solitudine-isolamento, appunto.
Anche con esso, credo, dovrà confrontarsi presto la politica, se vorrà ritrovare motivazioni e senso. Un tempo non mancavano gli shock petroliferi, i Vietnam, le "stagflazioni"; oggi, all'epoca dell'estensione quasi senza confini dei nostri sensi consentita dalla tecnica, siamo attraversati soprattutto da "Vietnam interiori", riflessi e specchi di un mondo complesso.

Danilo Di Matteo. Psichiatra e psicoterapeuta con la passione per la politica e la filosofia. Si iscrisse alla Fgci pensando che il Pci fosse già socialdemocratico, rimanendo poi sempre eretico e allineato. Collabora con la Federazione delle chiese evangeliche. Scrive su diversi periodici.
leggi tutti gli articoli di Danilo Di Matteo












