Settimanale di propaganda riformista
numero 107 del 11 giugno 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
Più Monti, meno Squinzi

Niente di meglio delle riforme vere per capire che differenza c'è tra un governo serio ed un coro di cicale conservatrici. La prova ce l'ha data Mario Monti mettendo giù per decreto un programma di spending review con risparmi complessivi di 26mld fino al 2014, contro cui si è levata la consueta - ma più frastornata del solito - alleanza destra-sinistra a difesa dello status quo, guidata per l'occasione dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
E non sorpende che, come rilevato dall'Osservatorio politico di Renato Mannheimer, gli italiani mostrino di gradire i previsti tagli alla spesa pubblica, dopo essersi fiduciosamente sacrificati garantendo il successo dell'operazione Imu in nome, certo, della crisi, ma probabilmente anche della credibilità di chi, da Palazzo Chigi, tali sacrifici richiedeva.
Perché la credibilità è cosa che si conquista a fatica e si vanifica con qualche scivolone, ne sa qualcosa il leader di Confindustria Giorgio Squinzi che, ritrovatosi a fare da sparring partner a Susanna Camusso in un convegno Cgil a Serravalle Pistoiese, si è lasciato andare alle ennesime battute in libertà sull'azione di governo ("evitare la macelleria sociale", "a Monti un voto dal 5 al 6"), che lo hanno costretto alla più trita delle abiure il giorno seguente ("le mie frasi sono state distorte"), dopo aver scatenato l'ira del Presidente del Consiglio e di molti big dell'associazione degli industriali.
D'altronde su qdR avevamo segnalato in tempi non sospetti come dietro la vittoria di Squinzi nella successione ad Emma Marcegaglia ci fosse una "santa" alleanza tra vertici delle società a partecipazione statale ed ampi settori di mondo imprenditoriale votati più alle relazioni politiche che alle sfide di mercato: un mix che non prometteva nulla di buono quanto a spirito riformatore e liberale.
Ma, ora che questo spirito riformatore e liberale sembra avere ripreso vigore nelle stanze di Palazzo Chigi - dopo le notevoli indecisioni in materia di mercato del lavoro - si fa davvero stretto il sentiero per chi intende proseguire nell'opposizione strisciante anti-Monti: infatti, se è facile criticare quando al governo ci sono Calderoli o Di Pietro, è molto complicato invece esercitarsi nel "benaltrismo" contro la logica risanatrice di un Enrico Bondi.
A tal proposito ci sembra di dover mettere in guardia il bravo Matteo Renzi dal rischio di perdere la consueta lucidità proprio riguardo al giudizio sul governo dei tecnici: bollare come "tecnocrazia" l'esperienza di Monti richiama un po' il gioco - caro ai "giovani turchi" della sinistra del Pd - di ricorrere alle categorie novecentesche per provare a costringere una reatà nuova e mutevole all'interno dei propri schemi mentali. Insomma, chiedere di non spendere soldi per gli F35 potrà strappare qualche retweet - d'altronde Squinzi non cerca che l'applauso con le sue battute facili - ma non è detto che giovi alla credibilità di chi si presenta agli elettori come potenziale guida per il Paese.
Perché se è possibile che non bastino la credibilità, i tagli alla spesa ed i sacrifici per riscattare l'Italia dal declino, è certo che la mancanza di credibilità, lo statalismo spendaccione e la retorica dei "diritti senza doveri" in questo declino al centro del vortice della crisi ci hanno inchiodati.

Marco Martorelli. Laureato in Scienze politiche, è stato vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato a progetti del gruppo Reti, nell'ambito della comunicazione e delle relazioni istituzionali. Dal 2010 lavora per un importante gruppo bancario italiano. Twitter: @marcomartorelli
leggi tutti gli articoli di Marco Martorelli












