Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A conti fatti
Quando le opinioni sono numeri
Il bandolo delle riforme

I risultati delle elezioni amministrative ci hanno trasmesso una verità e un'ossessione.
La verità è che il sistema dei partiti è in sfaldamento (più liste, più candidati sindaci, più poli in competizione, più forze anti-sistema) con una parziale eccezione nella limitata tenuta del Pd, ma che, ciò nonostante, a causa del sistema di regole (l'elezione diretta del sindaco a doppio turno con annesso premio di maggioranza) la crisi dei partiti non si riversa in quelle istituzioni.
L'ossessione è quella di trovare sul breve termine, solo sul livello del sistema elettorale, una soluzione che argini in particolare la forza anti-sistema più votata, quella di Beppe Grillo. Se quella preoccupazione si trasforma in un'ossessione, se si pensa che sulla base di alcune scelte sensate dei partiti nella pate finale della legislatura, il fenomeno Grillo non possa comunque sgonfiarsi, alla fine si resta al Porcellum che, almeno alla camera, costrisce una maggioranza intorno alla prima coalizione. Il prezzo è questo: siamo sicuri di volerlo pagare?
Lacerati tra la verità e l'ossessione i gruppi dirigenti delle forze politiche hanno evidentemente perso il bandolo delle riforme, che speriamo ritrovino quanto prima.
Il Pdl per un verso ha sostenuto una delle due possibili soluzioni sensate, anche se è quella più hard e quindi è percepita ovviamente come più azzardata: un diverso assetto, di tipo semi-presidenziale, potrebbe essere una risorsa perché farebbe da argine alla frammentazione dei partiti in modo analogo all'elezione del sindaco.
Contemporaneamente, però, il medesimo Pdl ha dato il placet a un Senato pseudo-federale che può creare alcuni problemi di governabilità, mettendo a rischio per questo l'intera riforma, e ha bloccato il sistema elettorale ispano-tedesco dirigendo, sembra, la trattativa verso un sistema simil-greco (!) a base proporzionale con un premio simile a quello di Atene. Per di più, dal punto di vista della scelta dei parlamentari, la componente ex-An aveva boicottato l'ispano-tedesco che era un sistema chiaro con metà collegi uninominali e metà liste corte in nome delle preferenze (una scelta irreposnabili in grandi coircoscrizioni) e si ritrova alla fine ad apprezzare un sistema sempre in parte con liste bloccate e in parte con collegi uninominali-proporzionali molto meno chiaro nel tipo di competizione tra i candidati. Avviso per i non tecnici: l'uninominale maggioritario vuol dire che nel collegio di Roma 1 passa il primo e gli altri stanno a casa; l'uninominale proporzionale vuol dire che non sai per chi voti come persona dato che la competizione è tra i candidati dello stesso partito nei collegi vicini. Il tuo collegio potrebbe alla fine avere 0 eletti, averne più di uno e magari il primo restare a casa e il secondo o il terzo entrare in Parlamento.
In conclusione il Pdl è riucsito nellì'impresa di sostenere una cosa giusta, il semi-presidenzialismo che punta alla governabilità, mettendola iniseme ad altre due che la riducono.
Anche il Pd, dal canto suo, ha fatto due errori e una scelta giusta. Primo errore: non accettare di discutere di un accordo basato sull'accoppiata semi-presidenzialismo/doppio turno, anche se (scelta giusta) il Gruppo del Senato ha recuperato almeno tenendo ferma la possibilità di un referendum di indirizzo sulla forma di governo che manterrebbe aperte sia la prospettiva della riforma sia l'adozione del doppio turno di collegio.
Il Pd aveva però (ed ha ancora) la possibilità di continuare a sostenere l'altra soluzione possibile alternativa al semi-presidenzialismo, il Premierato con alla base sistema ispano-tedesco, contando sul fatto che esso rafforza i due partiti più votati e che, anche sulla base di questa scelta innovativa e di altre da fare, il fenomeno Grillo si sarebbe potuto sgonfiare e che quindi le attuali proiezioni siano erronee. Invece anch'esso sempra disponibile ad andare in Grecia (!), facendo un secondo errore.
Riprendiamo la bussola: o verso il semiresidenzialismo o verso il Premierato con l'ispano-tedesco. Tutto il resto, il sistema greco o lo status quo, è vanità.

Stefano Ceccanti. Senatore del Pd dal 2008, membro della commissione Affari costituzionali, è ordinario di Diritto Pubblico Comparato all'Università La Sapienza di Roma. Ultimo libro, Al cattolico perplesso. Chiesa e politica all'epoca del bipolarismo e del pluralismo religioso.
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