Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013
Monti veda il bluff di Bersani
Monti deve andare a vedere il bluff del Pd. Le prediche sulla monotonia del posto fisso e le legittime rivendicazioni che il governo andrà avanti anche senza sindacati non danno consenso. Ciò che serve è mettere i soldi sul tavolo della trattativa.

Dal privilegio al merito
La lettera jeffersoniana di 19 ventenni a Monti pubblicata sul Corriere della Sera la scorsa settimana nel commento di uno dei suoi autori: idee nel merito per il merito e perchè il merito è di sinistra.

Evidentemente
Così, il sillogismo è completo: a) i partiti sono indispensabili per far vivere il pluralismo e la democrazia; b) quelli esistenti non sono all'altezza del compito e devono perciò, rinnovarsi molto, cambiare profondamente; c) se non lo faranno, trascineranno nella loro rovina democrazia e pluralismo.

A scuola non si urla
Rispondere ai progetti di Profumo con un urlo non è esattamente il modo migliore per accompagnare il cambiamento. E allora viene il dubbio che quel tipo di mobilitazione rischi di favorire la conservazione. Si sta verificando proprio quell'effetto Gelmini che da riformisti paventavamo: predicare benino e razzolare malissimo ha prodotto non solo i danni diretti dei tagli fatti senza discernimento, ma anche danni indiretti come il rifiuto del cambiamento, o meglio la paura del cambiamento: l'urlo della scuola rischia così di trasformarsi in un urlo di paura.

Cattolici e bipolarismo: argomenti, interessi, responsabilità
La relazione di Luca Diotallevi che ha aperto il convegno di giovedì scorso 23 febbraio 2012 "I cattolici e il bipolarismo", organizzato dalla fondazione Magna Carta e dall'associazione Libertà Eguale.

Cartolina a Bersani
Riceviamo e volentieri (si fa per dire) pubblichiamo.

Un fisco a misura di cittadini e imprese
E' necessario rompere il circolo vizioso che vede contrapposti Agenzia delle Entrate/Guardia di Finanza ed il cittadino con il suo professionista...

Clint Eastwood, l'America e la Fiat
"Anche in America è intervallo, molte persone sono rimaste senza lavoro e soffrono, chiedendosi cosa fare per avere la loro rivincita. Non è un gioco (…) chi abita a Detroit ne sa qualcosa, c'è gente che ha perso tutto ma non si arrende e la Motor City combatte ancora"

Il vecchissimo Manifesto di Parigi
Che il Pd cerchi un collegamento più saldo con le forze socialdemocratici di grandi Paesi è anche comprensibile. Quel che preoccupa è semmai l'impianto dottrinario che ispira l'operazione.

Statalisti contro Ratzinger
La strategia di questo filone critico opera anzitutto nel prendere le distanze da una lettura dinamica del processo di differenziazione sociale che vede la politica come una tra le sfere sociali, senza primati e gerarchie, collocandola sullo stesso piano dell'economia.

Celeste nostalgia socialdemocratica
Nel contesto descritto, il PD non può limitarsi ad una scelta per il "meno diverso". Ciò, in materia di politica europea come in materia di lavoro, significherebbe, infatti, perdere l'occasione di porsi come forza leader di un rilancio italiano ed europeo.

Enrico Rossi, un maleducato
Stentiamo a credere che un politico di lungo corso come Lei, Presidente Rossi, formatosi alla cosiddetta "gloriosa scuola del Pci", possa rilasciare dichiarazioni così violente verso una parte degli elettori di quello stesso partito.

