Se un milione di persone crede in una cosa idiota, quella cosa non cessa di essere idiota.
Settimanale di propaganda riformista
numero 103 del 14 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo

I riformisti votano PD
Per questo esprimeremo il nostro voto per il Partito Democratico, per questo voteremo per un governo che abbia a guida il vincitore delle primarie Pierluigi Bersani, per questo non abbiamo mai smesso di sostenere il PD

Molto importante, non risolutivo
Domenica si vota: andiamo all'essenziale. Il voto sarà molto importante, ma non risolutivo.

Il ruggito del topo
Sul finire di questa campagna elettorale appare sempre più nitido un tratto che ha assunto la contesa politica in questa fase. Un tratto che si esprime attraverso un paradosso. Stiamo vivendo una campagna elettorale condotta con toni maggioritari da forze politiche per diverse ragioni minoritarie.

Se il tecnico cerca il consenso
Come interpretare, dunque, la decisione di Monti di rinunciare al suo profilo di tecnico per "candidarsi" come leader di una coalizione di piccoli e frusti partitini di centro che giocano a rifare la DC?

Quale campagna elettorale?
La realtà è che non basta alla politica prendere semplicemente il posto del governo tecnico. Il vero compito è rimettere la strategia al primo posto, sapendola declinare concretamente attraverso competenze, passioni ed onestà.

La sfida tra riformismo e populismo
La sfida reale davanti alla quale si trova il Paese è e sarà quella tra riformismo e populismo, tra responsabilità e inaffidabilità demagogica, tra europeismo e anti-europeismo. Se questo sarà lo scontro principe, inevitabilmente Monti e il Pd finiranno per dover lavorare dalla stessa parte della barricata.

Che fastidio, quel Monti!
Monti e l'operato del suo governo sono sommersi da giudizi pesantissimi e liquidatori del duo Berlusconi-Alfano. Il vertice del Pd, da parte sua, giustifica il sostegno dato solo in nome della "lealtà".

Che succede se Monti si presenta?
Occorre essere competitivi nell'area centrale dell'opinione pubblica italiana. Perciò un PD fatto di Bersani più Renzi. Ben visibile in questa formula nelle proposte e nella campagna elettorale.

Un concorso di bellezza per Costituzioni?
La costituzione italiana è né più bella né più brutta delle altre costituzioni novecentesche. Intendiamoci, la nostra carta merita la fedeltà e anche l'amore dei cittadini. Se però il messaggio è che la nostra carta è "la più bella del mondo", allora è troppo facile pensare che chi propone delle modifiche venga meno a un vincolo di amore e fedeltà.

La variabile Monti
Tutto considerato, un Pd che potrebbe vincere le elezioni, e che dovrebbe guardare al buon funzionamento del sistema, ha interesse ad avere di fronte un centro solido e non frammentato, con cui poi collaborare.

Disagio personale; domande politiche
A mio modo di vedere la sfida fra il sindaco di Firenze e il segretario del partito Bersani era fra due diverse visioni del mondo, e quindi anche fra due diversi modi di concepire i necessari cambiamenti politici.

Dov'è la forza di Monti
Quanto a Monti, non vedo perché una prova elettorale dovrebbe compromettere o indebolire le sue prospettive personali e politiche più della decisione di evitare quella prova.

La scommessa delle "parlamentarie"
E così sia. Il 29 e 30 gennaio, date diverse per regioni diverse, il Pd svolgerà le primarie per i parlamentari, una novità senza precedenti.

Il Che fare di Renzi
Dobbiamo oggi costruire quella casa comune della componente liberal che anima la vita politica di tutti i principali paesi europei, mantenendo in vita i comitati Renzi come stimolo e impulso all'interno del Partito Democratico.

Al "dunque"
Siamo arrivati al "dunque"; qual è lo stato della politica? Non penso al finanziamento, alla corruzione, al numero dei parlamentari, al porcellum ancora lì. Penso alle funzioni essenziali della politica: la capacità di raccogliere e interpretare gli orientamenti, le aspettative nella società; di assicurare un governo efficiente e stabile.

